Quanto costa al mondo il tuo nuovo laptop

I metalli preziosi (e molto rari) che stanno dentro ai nostri gadget tecnologici spesso provengono da paesi in guerra proprio per il controllo delle risorse minerarie

23 marzo 2011

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Siamo nei primi giorni di lancio mondiale dell’attesissimo iPad2 di Apple. Sul mercato arrivano i nuovi tablet, nuovi gadget, nuovi clienti che vogliono acquistarli. Al di là dell’aspetto dell’innovazione ci si può concentrare su quello della produzione.

 

Ogni nuovo cellulare, ogni computer o dispositivo elettronico contiene tutta una serie di metalli preziosi e più o meno rari, tra cui oro, tantalio e tungsteno. Il problema è che spesso le più grandi riserve di questi materiali si trovano in zone di conflitto in cui ribelli di varie fazioni e forze governative si disputano il controllo delle ricchezze del sottosuolo e con i proventi della vendita del materiale finanziano all’infinito la guerra. Un caso per tutti: la Repubblica Democratica del Congo. Dilaniata da questo conflitto fin dalla sua indipendenza nel 1960.

 

Così l’estrazione dei metalli preziosi per nuovi strumenti tecnologici è accompagnata da sangue e violenze. The Enough Project del Center for American Progress ha da poco stilato una classifica delle aziende che producono dispositivi elettronici in base ai loro sforzi per non alimetare questo genere di conflitti minerari. Solo pochi marchi hanno ottenuto un punteggio soddisfacente. Il punto è che le grandi case produttrici si occupano di progettare e disegnare i loro prodotti ma poi ne appaltano la costruzione ad aziende esterne. E, come ha detto tempo fa Steve Jobs, fondatore di Apple, “anche pretendendo che i produttori certifichino la provenienza pulita dei materiali che utilizzano, non c’è mai modo di essere sicuri che questo avvenga veramente”. Fino a che qualcuno non inventerà un modo per tracciare chimicamente i metalli insaguinati in modo da poterli evitare. Oppure che una legge condivisa a livello globale non imponga controlli adeguati a garantire consumi tecnologici più etici.

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