Vedere bene è un diritto

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Il popolo ha fame? Dategli occhiali. Un esempio di social branding da un'azienda di New York

30 marzo 2011

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Werby Parker è un piccolo marchio indipendente di occhiali stile vintage, di quelli che puoi indossare solo se sei un intellettuale newyorkese – o se vuoi farlo credere. Con i loro modelli, che creano e vendono direttamente online, i quattro amici fondatori cercano di combinare qualità da boutique e prezzi accessibili. A 95 dollari (lenti comprese) forse anche i personaggi di Kerouac, a cui il nome Werby Parker è ispirato, potrebbero in effetti permetterseli.

 

Questo mese i quattro soci hanno ricevuto una certa pubblicità grazie a un’iniziativa sociale presentata in un evento TED, l’associazione per la diffusione delle idee, e ripresa dal magazine Good. Con Buy A Pair, Give A Pair la ditta regala occhiali a comunità che ne hanno bisogno, uno per ogni paio venduto ai regolari clienti. Al momento, gli occhiali distribuiti sono oltre trentamila in 36 nazioni – tra cui Brasile, Sud Africa, Ucraina, Afghanistan e negli stessi Stati Uniti. Una parte minima rispetto al bisogno totale.

 

Secondo le stime della ditta, sono un miliardo le persone che nel mondo avrebbero bisogno di occhiali ma non hanno l’opportunità di averne un paio. E che per questo perdono circa un quinto del loro possibile reddito personale. Vederci male significa infatti non studiare e non lavorare al meglio. Accade nei paesi più poveri, ma anche nelle comunità in difficoltà dei paesi ricchi.

 

La distribuzione nelle varie regioni coinvolge una rete di cliniche oculistiche locali e enti no-profit, tra cui Restoring Vision, che consegna e sostituisce occhiali dal 2003. Un partner perfetto per un marchio che aspira a essere – come precisa il sito – una “forza del bene”. Tutti hanno il diritto a una vista migliore infatti e, al di là dei propositi dichiarati, Werby Parker è un esempio di come il social branding non sia solo un affare da grande aziende. Fare occhiali è innanzitutto fare del bene, dicono, figuriamoci distribuirli gratis. Non saranno quelli da scrittori di Brooklyn, ma possono bastare.

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