Disastri “naturali” o colpa nostra?

Disastri “naturali” o colpa nostra?

Alluvioni, terremoti, valanghe. Il 2011 sembra essere l'anno dei disastri. L'ambientalista americano Bill McKibben si chiede il perché.

4 aprile 2011

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Indubbiamente i disastri naturali sono sempre avvenuti. L’eruzione del vulcano di Krakatoa nel 1883 è stata talmente forte da far sentire il proprio boato a 5000 chilometri di distanza. Ancora prima, in Indonesia l’eruzione del Tambora nel 1815 ha immesso nell’aria una tale quantità di ceneri da oscurare il sole e modificare il clima mondiale. Tuttavia, adesso questi eventi sembrano accadere molto più frequentemente. Tanto da far sospettare una compartecipazione dell’uomo nella causa scatenante.

 

“L’Olocene, che è l’epoca geologica che stiamo vivendo, è storicamente stato un periodo di calma e stabilità sulla Terra”, dice l’ambientalista statunitense Bill McKibben in un intervento sul Guardian. “Ma ora ci stiamo muovendo verso un periodo che gli scienziati hanno iniziato a chiamare ‘Antropocene’, un mondo rimodellato dall’uomo con le sue emissioni di diossido di carbonio”.

 

Queste emissioni influenzerebbero la normale attività del pianeta. “Semplicemente, c’è più energia nella nostra atmosfera di quanta ce n’era prima. E questa energia si esprime in molti modi: scioglimento dei ghiacci, riscaldamento delle acque, formazione di nuvole”.

 

Anche la grande compagnia di riassicurazione Munich Re ha detto nel dicembre scorso che “il global warming è la sola spiegazione plausibile” delle catastrofi del 2010.

 

“Da quando l’aria calda trattiene una maggiore quantità di vapore acqueo”, spiega ancora McKibben, “l’atmosfera è quasi del 5% più umida di quanto lo era solo qualche decennio fa. Questo fattore provoca gli alluvioni, diventati improvvisamente così frequenti”.

 

Sia chiaro: non tutti i disastri sono colpa dell’uomo e non dobbiamo cadere nella tentazione di dare a noi la colpa di tutto. Tuttavia non dobbiamo neanche negare o sottovalutare le nostre responsabilità. E queste devono essere viste come un’opportunità: per la prima volta possiamo cercare di influenzare la natura, provando a far diminuire sensibilmente il numero dei cataclismi.

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