La formula della morale

La formula della morale

La scienza può essere usata per distinguere il giusto dallo sbagliato? Secondo uno scienziato americano, sì.

11 aprile 2011

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Sam Harris – 44 anni – è considerato negli Stati Uniti come uno dei “quattro cavalieri” dell’ateismo (insieme a Richard Dawkins, Christopher Hitchens e Daniel Dennett). Salito alla ribalta mediatica nel 2004 con il libro “La fine della fede” (The end of the Faith), con il suo nuovo libro “The moral landscape”, il pensatore statunitense ci spiega come la scienza possa essere utilizzata non solo per capire i valori umani, ma anche per stabilirli.

 

“Se noi capiamo nel dettaglio le dinamiche della mente e del cervello, allora sapremo come le varie esperienze della nostra vita e i modi di vivere con gli altri hanno effetti sull’esistenza”, dice Harris intervistato dall’Independent.

 

“La scienza risponderà a domande quali, per esempio, se dovremmo privilegiare il rispetto per i genitori piuttosto che la libera espressione di se stessi. E anche quanto, quando e quali sono le conseguenze di una scelta sbagliata. Tutte questa, alla fine, sono solo questioni neurologiche”, afferma il saggista americano.

 

Ma allora la filosofia morale sarà sostituita dalla scienza? “Sì e no”, risponde Harris. “In pratica, vedo la filosofia come l’utero della scienza. Quando una domanda non è sperimentalmente trattabile, non quantificabile, si è esattamente nel campo della filosofia. Il confine tra filosofia e scienza non è mai chiaro. Ma nel momento in cui si inizia a parlare di dati e neurofisiologia, si usa maggiormente il linguaggio delle neuroscienze più che quello filosofico”.

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