Tutti i luoghi del nucleare

Tutti i luoghi del nucleare

Non c'è solo Fukushima. Le centrali atomiche hanno lasciato il segno anche in Pennsylvania, Kazakistan e Gran Bretagna. Oltre alle scorie italiane.

13 aprile 2011

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I problemi alla centrale atomica giapponese di Fukushima preoccupano il mondo. Tutti i paesi che in un modo o nell’altro si sono avvicinati all’energia nucleare stanno ragionando su come andare avanti (o meno) in questo processo mentre la popolazione nella zona di Fukushima è stata evacuata per evitare danni maggiori.

 

D’altronde, come già scritto da ITALICnews qualche giorno fa, i primi deboli segni di contaminazione dal Giappone sono arrivati anche qui in Italia. I tecnici di Arpa Piemonte hanno trovato tracce dello iodio fuoriuscito da Fukushima nel terreno. “Nessun pericolo per noi – assicurano – ma solo un segnale di quello che sta succedendo dall’altra parte del mondo”.

 

Ma Fukushima non è certo l’unico teatro ad assistere a spaventosi livelli di contaminazione.

 

In questi casi viene subito alla mente Chernobyl, in Ucraina, dove, dopo l’incidente del 1986, si riscontrano ancora livelli di contaminazione 700 volte superiori ai limiti consentiti. Non solo, la zona attorno alla centrale è ancora disabitata per un raggio di 30 chilometri.

 

Oppure si può far riferimento a Three Mile Island, in Pennsylvania centrale pure lei colpita da un grave incidente nel 1979. L’operazione di decontaminazione ha portato via 14 anni ed costata un miliardo di dollari. E nonostante questo il sito è ancora radioattivo.

 

Un altro luogo devastato dal nucleare è Semipalatinsk, oggi Semey, in Kazakistan. Si calcola che l’Unione Sovietica abbia svolto almeno 500 test atomici in questa zona. Finita la Guerra Fredda gli Stati Uniti hanno investito più di 500 milioni di euro per ripulire l’area, ma a Semey, ancora oggi, non si può coltivare nulla.

 

E in Italia? Ovviamente nel nostro paese non ci sono state tragedie di questa portata. Ma continuiamo a dover gestire le scorie del nostro periodo nucleare.

 

Ad esempio tutte le barre di combustibile esausto utilizzate dalla centrale di Caorso, in provincia di Piacenza, sono state mandate a Sellafield, in Gran Bretagna per essere messe in sicurezza. Abbiamo allontanato il problema ma lo abbiamo spostato in un posto che nel 1955 ha avuto l’incidente nucleare più grave prima di Chernobyl. Morirono 33 persone e altre 200 si ritrovarono con un cancro alla tiroide.

 

Oggi il 70% dei rifiuti nucleari italiani è stoccato nei depositi di Saluggia, in provincia di Vercelli, a pochi metri dalla Dora, affluente del Po. Così vicino che nel ’94, durante l’alluvione l’acqua è entrata nei depositi portando fuori polveri radioattive che si sono depositate sul terreno.

 

Su ITALIC di maggio pubblicheremo un reportage da queste zone per raccontare i controlli e le indagini che vengono fatti per prevenire e controllare l’inquinamento da rifiuti radioattivi nel vercellese.

 

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