We-Sport, il sito che cambia il modo di fare sport

We-Sport, il sito che cambia il modo di fare sport

Intervista a Marco Ivaldi, fondatore del social network che unisce chi vuole allenarsi in compagnia.

19 aprile 2011

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We-Sport è il nuovo social network che unirà gli sportivi di tutto il mondo. Si potrà finalmente condividere la passione per lo sport con altre persone, per non essere costretti ad allenarsi da soli. Un progetto che viene incontro alle richieste della gente. “Nel 2009 abbiamo partecipato al Winter Park, una grande manifestazione sportiva, e abbiamo raccolto alcune risposte dagli sportivi presenti. Secondo i risultati il 25% delle persone che non praticano sport devono la loro immobilità alla mancanza di una persona con cui praticarlo. L’idea veniva confermata da un bisogno, e allora siamo partiti con lo sviluppo, essendo il nostro un Centro Ricerche volto alla ricerca applicata”.

 

A parlare è Marco Ivaldi, chinesiologo, dottorando in fisiopatologia medica. A lui si deve We-Sport, che ha fondato e portato avanti insieme a Marco Iacuaniello, Aurelian Vacariuc e Luca Asberti. Italic lo ha intervistato per capire chi c’è dietro questo progetto innovativo.

 

Dottor Ivaldi, come è venuta l’idea di We-Sport?
“È nata in occasione di un convegno sull’innovazione nel campo sportivo promosso dal Top-IX Piemonte per il quale il coordinatore tecnico della Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie di Torino (SUISM) Gioachino Kratter, il direttore del Centro Ricerche Alberto Rainoldi ed io eravamo stati chiamati ad intervenire. Una delle cinque idee che pensavamo di esporre durante il convegno era proprio quella di un sistema web in grado di fare un match di alcuni dati: sport praticato, luogo, orari, abilità, sesso e età. In modo da permettere di trovare il partner giusto per il proprio allenamento”.

 

Dal momento in cui avete pensato al progetto al momento in cui lo avete messo in pratica, quanto tempo è passato?
“La messa in pratica ha seguito inizialmente due step, ai quali se ne aggiungerà a breve un terzo.
Il primo sviluppo del sistema ha richiesto 5 mesi di lavoro”.

 

E avete trovato difficoltà?
“Quella principale è stata la creazione del codice. Lo sviluppo del codice è la creazione della parte di back end del sito che gestisce le informazioni che gli utenti inseriscono. Le faccio un esempio: se lei digita la pagina www.google.com vede una pagina che dal punto di vista di codice è semplicissima. Banale direi. Un campo editabile, una immagine e due link. Quello che succede quando lei digita le parole all’interno del campo di ricerca e che le permette di vedere i risultati è invece la parte legata al back end che rimane invisibile all’utente ma che permette al sito di funzionare. Diciamo che questa parte in We-Sport è fondamentale e predominante, dovendo gestire match di più dati e contemporaneamente la geolocalizzazione. Dal mese di dicembre 2009 ad aprile 2011 c’è stata una lunga fase di test. A metà maggio daremo il via alla piattaforma definitiva”.

 

Avete ricevuto il sostegno (economico e/o tecnico) di qualche istituzione nella realizzazione di We-Sport?
“Il primo iniziale sostegno economico è stato dato dalla SUISM: è stato creato uno spin-off universitario, fondata una S.r.l. i cui soci erano i tre fondatori e la SUISM stessa. Questo sostegno economico ha permesso a We-Sport di nascere e di vivere il primo anno. Statutariamente inoltre si è fatto sì che i proventi derivanti dalla piattaforma per la quota dell’Università vengano reinvestiti nell’attività di Ricerca nel campo delle Scienze Motorie. A giugno del 2010 una società terza, Seminole, ha acquisito una consistente parte delle quote di We-Sport, e a Marzo del 2011 c’è stata una importante sponsorizzazione da parte di una multinazionale italiana che ha permesso il rifacimento del sito. Lavoro che sarà appunto terminato a maggio 2011. Inoltre in questo mese di aprile è entrata in We-Sport un’altra società di investimenti, la Fortras”.

 

Da quanto tempo è on-line il sito e quanti iscritti avete attualmente?
“Il sito in fase Beta è on line dal 1 novembre 2009 e senza alcuna campagna pubblicitaria ha attualmente 2300 utenti in tutta Italia”.

 

Che tipo di riscontro avete avuto finora?
“Ottimo, sotto tutti i punti di vista. Sia da parte degli utenti che dagli investitori”.

 

Vedo che sul sito c’è una parte apposita per i consigli degli utenti. Ne avete ricevuti?
“Continuamente, in particolare su nuovi sport da aggiungere. Inoltre riceviamo molte richieste da parte di strutture e enti sportivi, ma fino al lancio della applicazione le nuove implementazioni sono top secret!”

 

Voi siete piuttosto giovani. Sognate anche voi di rivoluzionare il mondo dei social media come ha fatto Zuckerberg?
“Tutti cosiddetti rivoluzionari hanno avuto l’età giusta e le giuste conoscenze nel tempo e nel luogo giusto. Bill Gates aveva 25 anni quando si parlava della diffusione dei Pc, Zuckerberg aveva 20 anni quando internet divenne realmente popolare. Noi siamo in un contesto universitario in fermento e abbiamo l’età giusta per conoscere gli strumenti di integrazione sociale e integrazione tra strumenti diversi. Ma soprattutto per cavalcare l’onda dei social verticali, onda che sta nascendo adesso”.

 

Cosa vuol dire?
“Vuol dire pensare ad ambienti virtuali come strumento per fare attività pratica e reale. Il pc diviene lo strumento per tornare ai giardini di 30 anni fa. Chi come me ha 31 anni è passato dai giardinetti, dal commodore64 e la cameretta piena di amici, alle console collegate in internet. Ora è il momento che gli strumenti che abbiamo creato ci riportino nel mondo reale. Questa è innovazione, oggi, nel web. E sì, noi ne siamo in parte fautori”.

 

Voi siete amici che si conoscono da tempo o vi siete uniti solo per il progetto We-Sport?
“Siamo in tre, o meglio eravamo in tre dal momento che ora in We-Sport lavorano 14 persone, a vario titolo. Se intendi i fondatori, io conosco Marco Iacuaniello, l’amministratore delegato di We-Sport, da dieci anni. E non ho esitato un solo momento a coinvolgerlo nella mia idea e dargli il ruolo di primaria importanza. Marco è molto giovane, ha 24 anni, ma ha già una solida esperienza nella direzione d’impresa. Aurelian Vacariuc era compagno alle scuole superiori di Marco, è una persona molto determinata e in grado di sopportare importanti carichi di lavoro, cosa fondamentale per sviluppare in tempi brevi un’idea soprattutto se in ambito software. Credo che uno dei (pochi) meriti che ho avuto in tutta questa storia sia stato di credere dall’inizio nel lavoro in team, con compiti ben separati. Luca Asberto ha supervisionato il processo dall’inizio, permettendo a We-Sport di essere finanziata dalla SUISM”.

 

Voi avete tutti un altro lavoro che vi impegna a tempo pieno. Adesso forse riuscite ancora a conciliare le due attività, ma in futuro, se We-Sport dovesse espandersi, come farete?
“Personalmente lavoro dalle 7 del mattino alle 23 di sera. Con due pause pranzo di mezz’ora. Ormai sono due anni che faccio così e la stessa cosa i miei due compagni di avventure. Io mi reputo fortunato, perché ho fatto delle mie passioni il mio lavoro. Lavorando al centro ricerche (sono dottorando in fisiopatologia medica) posso usare parte del mio tempo per We-Sport, gestendo al meglio gli appuntamenti, essendo un progetto direttamente connesso con l’università. Attualmente invece Marco Iacuaniello e Aurelian Vacariuc stanno passando a tempo pieno sulla società”.

 

Speriamo ci sia il tempo di fare almeno un po’ di sport, verrebbe da dire.

 

Valerio Pierantozzi

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