Più autobus per tutti

Più autobus per tutti

Ad Hangzhou, in Cina, il nuovo servizio veloce dei bus ha rivoluzionato in meglio la città.

29 aprile 2011

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L’esplosione economica della Cina degli ultimi dieci anni ha avuto come ovvia conseguenza una esponenziale diffusione della vendita di automobili. Ciò vale ancor di più per una città come Hangzhou, che ha avuto una crescita rapidissima arrivando ad essere la terza città dello Stato.

 

“Per questo nel 2005 l’Institute for Transportation and Development Policy ha iniziato a studiare un modo per decongestionare un traffico reso ormai invivibile dalle macchine”, dice Dani Simmons, responsabile della comunicazione dell’Istituto, alla rivista americana Good.

 

I responsabili della ricerca hanno quindi sviluppato un piano concettuale per un semplice, ma innovativo, sistema di “autobus rapidi”.

 

La linea “veloce” di bus è stata aperta nel 2010 con 14 miglia di strade riservate, 26 stazioni, e un sistema di copertura per un totale di 170 miglia. Tutte le stazioni includono un parcheggio per le biciclette, la maggior parte ha anche un sistema di bike sharing. Tre delle 26 stazioni hanno una via d’accesso diretta alla metropolitana cittadina.

 

Oggigiorno gli autobus di Hangzhou servono quotidianamente oltre 800mila persone. Con una media di un mezzo pubblico ogni dieci secondi durante le ore di punta, trasporta più passeggeri in una singola direzione che ogni linea della metro di tutta la Cina, e più del triplo di ogni altro sistema di autobus veloci in Asia.

 

Naturalmente anche il traffico è stato radicalmente decongestionato. Il risultato? Più di 50 tonnellate di biossido di carbonio in meno sono nel primo anno.

 

L’efficienza di questi mezzi pubblici ha talmente impressionato il Transportation Research Board da far vincere alla metropoli cinese il Sustainable Transport Award, il prestigioso premio sul trasporto sostenibile.

 

Hangzhou dimostra come gli autobus possano essere una soluzione efficiente, conveniente e di alta qualità per la vita cittadina. Chissà se Roma, Milano e Napoli potranno mai competere coi cinesi.

 

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