L’imprenditore si racconta

L’imprenditore si racconta

Da oggi un ciclo di incontri per ragionare su successi (e errori commessi) e lanciare l'impresa verso il futuro.

4 maggio 2011

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Oggi, mercoledì 4 maggio, si è aperto il ciclo di incontri “L’imprenditore si racconta“, organizzato al Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, l’associazione di imprese del territorio. Una serie di quattro convegni, in cui gli amministratori delegati di alcune medie e grandi imprese italiane si confronteranno su opportunità, successo, gestione d’impresa. A organizzare la rassegna sono lo studio Vasapolli & Associati e la società di risparmio Schroders.

 

Per parlarne – e parlare dello stato dell’imprenditoria in Italia – abbiamo contattato l’amministratore delegato del Centro Congressi, Giancarlo Bonzo. A pochi minuti dal primo incontro, fissato oggi alle ore 17.30, ha anticipato a Italicnews cosa accadrà nel corso delle discussioni. Alla prima prendono parte tre AD del Piemonte: Alberto Cappellini (Seat Pagine Gialle), Maurizio Di Stasio (Seven, Invicta), Maurizio Stroppiana (Mondo).

 

Perché questi incontri? Qual è l’obiettivo?

“Oltre agli appuntamenti culturali fissi, quest’anno proponiamo un’iniziativa di imprenditoria pura. Gli incontri sono pensati come un’occasione per confrontarsi e condividere esperienze da imprenditore a imprenditore. L’opportunità è quella di ascoltare a viva voce le loro storie”.

 

I vostri ospiti sono chiamati a raccontare le ragioni del loro successo. Che risposte vi aspettate?

“Ci aspettiamo parlino anche degli errori commessi in corso d’opera, sbagli di cui fare tesoro e condividere perché altri non li ripetano. Ad esempio, nell’acquisizione di un marchio o in altre operazioni. Quel che ci interessa è anche conoscere il backstage del mestiere di imprenditore”.

 

Ma qual è lo stato di salute dell’imprenditoria italiana?

“La maggioranza degli imprenditori vede il bicchiere mezzo pieno, come si dice. C’è voglia di uscire dall’empasse, magari trascinati da una classe imprenditoriale più giovane”.

 

A proposito dei giovani come si fa a emergere? Quanto contano le idee?

“L’idea è fondamentale, insieme alla voglia di intraprendere. Un tempo i giovani desideravano lavorare nelle grandi aziende come Fiat e Olivetti. Ora se chiedi ai giovani cosa vogliono fare da grandi, tutti rispondono ‘l’imprenditore’. Poi conta ovviamente la possibilità di avere dei fondi. L’accesso al capitale di rischio è di sicuro una nota dolente”.

 

Ci dà una definizione di imprenditore?

“L’imprenditore è chi ha la voglia di rischiare. Oggi però l’imprenditore ha anche un ruolo di responsabilità diverso. Il business è sempre l’obiettivo, ma essere imprenditori all’interno di un’impresa significa anche farsi carico di responsabilità sociali.”

 

Edoardo Bergamin

 

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