Se la Cina costa troppo

Se la Cina costa troppo

Il governo cinese ha incoraggiato l'aumento dei salari. Così, per le aziende estere, produrre là è diventato meno redditizio

13 maggio 2011

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Da fabbrica del mondo a sconfinato mercato da invadere e conquistare. È quanto sta accadendo in Cina: aumentano i salari dei lavoratori e quindi aumentano anche i consumi, ma produrre i propri prodotti laggiù diventa sempre meno conveniente.

 

Si tratta di una precisa strategia del governo che vuole promuovere questo cambio epocale nel paese: Pechino ha incoraggiato l’aumento delle paghe minime per favorire una maggiore capacità di spesa e lo sviluppo del mercato interno. Ma le mutate condizioni rischiano di far scappare le aziende estere.

 

Il Financial Times riporta il caso di Coach, un brand statunitense di borse e accessori. L’azienda oggi produce in Cina l’85% dei suoi materiali ma ha annunciato che questo rapporto scenderà presto del 40/50%.

 

Nel frattempo, però, Coach sta progettando di aumentare le sue vendite in Cina: l’obbiettivo è passare dai 100 milioni di dollari incassati l’anno scorso ai 500 milioni di fatturato per ciascuno dei prossimi tre anni. L’azienda ha già 44 punti vendita in Cina, ma è pronta ad aprirne altri undici in tempi brevi.

 

E la produzione? Nessun problema, i dirigenti di Coach hanno già individuato nuovi paesi-fabbrica in cui spostare la produzione che offrono garanzie di basso costo del lavoro: India, Vietnam e Filippine in testa.

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