Come cambia il capitalismo

Come cambia il capitalismo

Crisi, nuovi mercati e imprese illuminate cambiano le prospettive. E "sviluppo sostenibile" diventa la parola d'ordine del capitale.

18 maggio 2011

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Se siete dei manager, scordatevi i grafici impennati verso l’alto.

Non perché non ci sarà più crescita, ma perché l’immagine simbolo del successo – chiave di ogni presentazione aziendale –  è in realtà fuorviante. Lo spiega oggi il Financial Times, nel primo dei suoi speciali sulle prospettive future del capitalismo.

 

La questione è semplice. I fatti dimostrano che crescere a tutti i costi è una via che di solito termina malamente. È il caso delle tante imprese che durante la crisi hanno cercato in maniera miope profitti a breve termine: marchi storici alla conquista di mercati irrealistici, dirigenti con obiettivi poco plausibili, ma anche aziende innovative impreparate a una domanda improvvisa.

Per tutti loro, un grafico in rialzo non ha assicurato il successo, ha anzi preparato la crisi.

 

Finito il tempo delle grandi espansioni, come affrontare allora la sfida della crescita?

 

Il sistema economico si sta adattando alla situazione rinnovata. Non è soltanto colpa della crisi, ma di tendenze emerse durante tutto l’ultimo decennio.

Da un lato, c’è l’affermazione di imprese provenienti da nuove aree (Cina, India, Russia), che propongono strategie e prospettive differenti rispetto alle imprese legate alla massimizzazione del profitto nei paesi sviluppati. Spesso sono realtà controllate da uno stato o da una famiglia, che puntano su infrastrutture o riserve di cibo per il paese.

 

Dall’altro, c’è l’idea che il capitalismo stesso stia cambiando, sotto la spinta di imprese “illuminate” che hanno compreso i rischi di una crescita non sostenibile. Per le aziende l’alternativa diventa allora creare “valori condivisi”, investire a sostegno della comunità. In modo che la comunità possa poi sostenere l’azienda.

 

Il “capitalismo costruttivo“, come lo definisce Umair Haque dell’Harvard Business Review e autore di The New Capitalist Manifesto, si tratta di un passo successivo alla semplice Responsabilità sociale di impresa e in pratica trasforma lo sviluppo sostenibile nella nuova incarnazione del capitalismo.

 

L’importante è comprendere che lo sviluppo di un’azienda non può essere ridotto a un solo fattore o a una sola linea, quella della crescita, ma che tanti fattori concorrono al successo di un’azienda. Anche quelli in perdita.

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