L’arte è tutta un’illusione

L’arte è tutta un’illusione

A Milano i giochi di luce di Semir Zeki, il professore della neuroestetica.

20 maggio 2011

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Nulla è oggettivo, tanto più quando si parla d’arte.

 

A dimostrarlo arriva a Milano, nello spazio del Museo Pecci in Ripa di Porta Ticinese 113, un progetto espositivo di Semir Zeki, pioniere della neuroestetica – disciplina da lui stesso fondata. La mostra Bianco su bianco: oltre Malevich, che inaugura giovedì 26 alle ore 18, propone una serie di illusioni visive per dimostrare come nella conoscenza, a partire dalla stessa percezione, non esistano realtà oggettive ma solo impressioni. Nel caso di Zeki e collaboratori, ingannevoli.

 

La neuroestetica studia il rapporto tra mente e visione, attraverso esperimenti su colori, forme, profondità. Il gruppo di ricerca di Zeki, professore di Neurobiologia all’University College di Londra (in Italia ha pubblicato La visione dall’interno con Bollati Boringhieri), studia da un punto di vista neurologico i processi percettivi, tra cui quelli legati alle illusioni ottiche. Come è possibile ad esempio vedere una serie di colori combinando soltanto due raggi bianchi?

 

Insieme all’artista Vijay Patel, il professore d’origine polacca riprende ora i risultati di 25 anni di studio sotto il nome collettivo di Mondocromatico. “Durante le ricerche scientifiche, Zeki ha intuito il valore estetico dei giochi di luce realizzati – spiega Stefano Pezzato, responsabile dell’area artistica del museo – e ha deciso di presentare le sue proiezioni in un contesto artistico”. Nasce così l’idea del percorso visivo, che debutta a ingresso libero la prossima settimana a Milano.

 

Bianco su Bianco si compone di due ambienti oscuri, alle cui pareti si succederanno le proiezioni con cui Zeki tenterà di ingannare i visitatori. “Non sappiamo quale sarà l’effetto, ma l’impatto scenografico sarà forte”, racconta Pezzato. “La tesi è la totale soggettività della percezione e i giochi d’ombra che proporremo vogliono dimostrarlo”.

 

Come dichiara dal nome, il progetto fa riferimento agli esperimenti di Kasimir Malevich. Per il russo, che eliminò colore e spazio con la pittura bianco su bianco, il monocromatismo rappresentò la fine del suo percorso in pittura. Il “profeta della neuroestetica” – come gli organizzatori definiscono Semir Zeki – pensa piuttosto all’evento come a un inizio.

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