Spagna: non chiamatelo Movimento

Spagna: non chiamatelo Movimento

I manifestanti vogliono una "rivoluzione democratica". Uno sceneggiatore romano racconta la piazza di Madrid

20 maggio 2011

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“Da mercoledì sera la piazza di Puerta del Sol è irriconoscibile. Sembra un suq, è tutta coperta di tende e sotto ci sono vicoli, stradine, punti ristoro e cartelli, manifesti, ordini del giorno da discutere e approvare”.

 

Antonino Pingue, sceneggiatore romano, vive a Madrid da 3 anni. Anche lui, come tutta la Spagna è stato sorpreso dal movimento di protesta che da cinque giorni scuote il paese. “Sono stati tutti presi in contropiede – dice a ITALICnews – la polizia, i partiti, i cittadini”. Domenica si vota per le elezioni amministrative (per le comunidad e i comuni, tra cui Madrid) è tutti quanti hanno paura di fare un passo falso. “Per questo nessuno fa niente”. E la piazza ormai è stracolma di gente accampata, sgomberarla adesso sarebbe quasi impossibile senza usare la forza.

 

Nel frattempo si riempiono tutte le piazze di Spagna di persone che gridano “Democracìa real, ya!“, democrazia reale, ora!. “Sono giovani e studenti, ma anche uomini in giacca e cravatta, intere famiglie con i bambini, tanti anziani. Persone stanche, che hanno sofferto la crisi e che non capiscono la politca economica del governo che salva le banche, ma non le famiglie che negli ultimi anni hanno perso la casa perché non riuscivano più a pagare il mutuo”.

 

Da qui viene il discorso quasi elementare dei manifestanti. Partecipazione democratica, più rappresentanza e soprattutto insofferenza verso i partiti tradizionali (il Psoe del premier Zapatero e il PP dell’opposizione di Rajoy): “La politica non ci rappresenta più”, dicono, ma alcuni temono che i voti dei manifestanti vengano raccolti da Izquierda Unida, l’ala sinistra della politica spagnola.

 

Democrazia e partecipazione si è detto, e per ottenerla i manifestanti partono dal basso. Letteralmente. Già nelle prime ore della protesta è stato organizzato un punto per la raccolta differenziata all’interno dell’accampamento, esempio di organizzazione e di un’attenzione rinnovata a questi temi. “Ma la cosa che mi ha colpito di più – dice ancora Pingue – è stato che alla sera, quando iniziavano a circolare parecchie bottiglie di vino e birra, un gruppo di ragazze volontarie ha iniziato a girare per la piazza raccogliendo tutti i rifiuti. Per terra non c’era spazzatura”.

 

E siccome gran merito dell’organizzazione della protesta va ai social network Twitter e Facebook, proprio in rete possiamo cercare lo spirito della gente scesa in piazza. Si legge sulla pagina dedicata al Movimiento 15M (dove la M sta per Maggio): “Dobbiamo stare attenti e fare le cose per bene, vogliamo rigenerare la democrazia, non metterci contro di lei. Se stiamo uscendo in strada è per il carattere pacifico di tutto il movimento. E’ per esserne orgogliosi”.

 

Matteo Acmè

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