Acqua buona da bere: “Fidiamoci del pubblico”

Acqua buona da bere: “Fidiamoci del pubblico”

In vista del referendum sulla privatizzazione si discute della gestione pubblica. Due esperte spiegano la loro posizione

25 maggio 2011

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Il 12-13 giugno si voterà per il referendum sulla privatizzazione dell’acqua. In tutta Italia, comitati di cittadini si sono mossi per difendere quello che considerano un bene pubblico fondamentale.

 

Ma c’è ancora molto da capire sull’argomento. Domani 26 maggio all’Università Bicocca di Milano si discute su “L’acqua: un bene pubblico. Aspetti economici, sociali ed istituzionali”. Fra i relatori anche la professoressa Tullia Bonomi e Barbara Meggetto di Legambiente, che hanno anticipato a ITALICnews alcuni punti del loro intervento.

 

Tullia Bonomi, docente di scienze ambientali alla Bicocca, di lavoro controlla tutti i passaggi, i controlli e le misurazioni dell’acqua da quando esce dalla falda fino a rubinetto. Di fatto conosce bene i responsabili di ciò che beviamo “Se il gestore è pubblico – commenta – abbiamo una garanzia di controllo in più. Il pubblico, infatti, risponde ai nostri bisogni e non alla ricerca di profitto”.

 

E non è vero che gestione pubblica voglia dire minore qualità. “Ad esempio – continua – a Milano e provincia c’è tantissima acqua nel sottosuolo ma quando esce dalla falda è contaminata. Quando però arriva al nostro rubinetto è invece ottima e controllatissima”

 

Il privato non può dare nulla di più sulla qualità della nostra acqua. Secondo Bonomi “È già ottima, risponde alle norme più severe d’Europa ed è molto più controllata delle acque minerali in bottiglia”. La professoressa si riferisce la fatto che l’acqua del rubinetto risponde a criteri più severi, ad esempio, in termini di presenza massima di arsenico (10 microgrammi per litro contro 50) o di ferro e alluminio dove non c’è limite per le acque in bottiglia.

 

L’acqua delle nostre case diventa spesso cattiva al gusto, ma questo succede quando arriva nei condomini. C’è chi usa vasche di stoccaggio non adatte, chi la depura in maniera scorretta o chi aggiunge cloro inutile. “Quando si parla di qualità dell’acqua bisogna capire bene a cosa ci si riferisce”, dice Bonomi.

 

La privatizzazione non servirebbe quindi a nulla, secondo lei, almeno in termini di qualità di quello che beviamo. “Dove la gestione pubblica è deficitaria – continua – è nella distribuzione: ad oggi perdiamo almeno il 30% dell’acqua che passa nelle condutture”.

 

Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia, difende la gestione pubblica: “Ci sono esempi virtuosi di società a capitale pubblico che fanno un’ottimo uso dell’acqua dei cittadini”. Un esempio è MM, Metropolitane Milanesi, a capitale quasi interamente comunale, che gestisce tutta l’acqua che passa attorno alla Madonnina e provincia. “Quell’acqua – spiega Meggetto – è ottima dal punto di vista della qualità, è controllatissima e tutta le gestione funziona bene oltre a essere un esempio di trasparenza verso i cittadini”.

 

Altro problema è quello dell’inquinamento delle acque del nostro paese. E qui sì che servirebbero investimenti che al momento il pubblico non ha intenzione di fare. “Solo in Lombardia c’è il 30% dei Comuni che non depura l’acqua che utilizza, mentre il 15% non è nemmeno collegato alla rete fognaria” ed è costretto a smaltire le proprie acque sporche in altri modi, ad esempio tramite pozzi che vengono periodicamente svuotati.

 

In questi casi c’è spesso anche un problema di competenze amministrative: prima erano le A.T.O regionali a gestire lo smaltimento acque, da un anno tocca invece alle province che devono ancora organizzarsi al meglio.

 

Nel frattempo però Legambiente monitora l’inquinamento dei nostri territori. “La direttiva europea 2000/60 impone di raggiungere severi standard ecologici entro il 2015 – dice ancora Barbara Meggetto – Per ora, in Lombardia, solo il 39% dei fiumi e il 33% dei laghi ha raggiunto quel livello”.

 

Per concludere un battuta sul referendum contro l’annunciata, a partire da fine 2011, privatizzazione dei servizi idrici. Barbara Meggetto e Tullia Bonomi sono sulle stesse posizioni. “Sentiamo che i cittadini sono molto sensibili su questo tema e che sanno che questa è un passaggio decisivo”, dice la prima; “Certo – continua idealmente la docente della Bicocca – se l’appuntamento fosse più pubblicizzato, se ne parlassimo di più sarebbe più facile raggiungere il quorum necessario”.

 

Matteo Acmè

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