Semir Zeki, profeta della neuroestetica

Semir Zeki, profeta della neuroestetica

Il cervello e il rapporto con l’arte: venerdì 26 aprile il neurobiologo è al Museo Madre di Napoli. Intervistato da ITALIC, spiegava la disciplina che ha fondato

26 maggio 2011

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Il neurobiologo Semir Zeki sarà presente venerdì 26 aprile al Museo Madre di Napoli per Francis Bacon: identità, violenza e violazione dei concetti cerebrali. L’incontro fa parte di un ciclo su arte e neuroscienze, dedicato al significato dell’identità.

Semir Zeki si occupa del rapporto fra estetica e mente da più di trent’anni ed è considerato il fondatore della neuroestetica. ITALIC lo aveva intervistato in occasione della sua mostra Bianco su bianco. Oltre Malevich (Museo Pecci a Milano), per chiedergli il legame fra un dipinto e un encefalogramma.

 

 

Capita poche volte di parlare con uno studioso che ha fondato una nuova disciplina. Tanto meno con un professore deciso a riprendere, dopo anni di ricerca, i risultati dei suoi studi e a reinventarsi artista.

 

Semir Zeki, neurobiologo allo University College di Londra, è uno di questi. Dopo la specializzazione in anatomia, con i suoi studi sul cervello e la percezione visiva ha iniziato un nuovo filone di ricerca. La neuroestetica usa test psicofisici, ricerche anatomiche e encefalogrammi per comprendere i segreti dell’arte e in che modo il bello agisca nella nostra mente. Si tratta, come spiega lui stesso, “di una ricerca filosofica attraverso strumenti scientifici”.

 

Per diffonderla, oltre alle tante pubblicazioni scritte, Zeki ha aperto nel 2001 un istituto dedicato all’università di Berkeley in California. L’ultimo dei suoi libri usciti in Italia è Splendori e miserie del cervello (Codice, 2010), in cui indaga la creatività umana spaziando da Wagner e Mann a Freud.

 

La notizia però è un’altra. Oggi, 26 maggio, nello spazio milanese del Museo Pecci (Ripa di Porta Ticinese 113, ore 18), Semir Zeki debutta con la mostra Bianco su bianco. Oltre Malevich. Insieme all’artista Vijay Patel, il professore firma sotto il nome di Mondocromatico un percorso di immagini e illusioni ottiche, in cui riprende parte delle sue osservazioni sulla visione umana.

L’attesa è alta, per uno studioso imprestato all’arte definito dagli organizzatori come il “profeta della Neuroestetica”. È una definizione che Zeki trova opportuna?

 

“Be’, in effetti si può dire che la neuroestetica l’ho fatta partire io…”

 

Ce la può spiegare in poche parole?

“È una disciplina sperimentale, che studia i meccanismi del cervello coinvolti nell’apprezzamento artistico e nella creatività. L’obiettivo è comprendere le basi neurologiche della bellezza”.

 

In che modo?
“Mi interessa capire cosa succede nel cervello di una persona quando guarda qualcosa di bello. Osservando il cervello, abbiamo capito che le varie sensazioni che riceviamo sono direttamente proporzionali all’attività in alcune aree”.

 

Encefalogrammi e test sono davvero necessari quando si parla darte?
“Tutta l’arte viene compresa attraverso la percezione. Non si può fare ricerche di estetica senza studiare gli organi che sono fisicamente coinvolti”.

 

L’arte come qualcosa da vedere più che da capire, allora.
“No, il fatto è che si capisce soltanto quel che si vede. In questo senso, lo studio dell’arte ci aiuta a comprendere meglio come funziona il cervello. Finora questa presa di coscienza era a una sola direzione, con l’analisi estetica che aiutava gli studi neurologici. Quel che facciamo oggi a Milano è dare indietro all’arte parte di quel che abbiamo imparato”.

 

Ci dà un’anticipazione?
“Ci saranno delle sculture bianche contro un muro bianco, illuminate da una luce bianca o di un colore solo. E questa scultura produrrà ombre di vari colori. L’abbiamo chiamata Bianco su bianco a partire dal lavoro del pittore russo Malevich, ma quel che per lui era significato la fine della pittura per noi è invece un inizio”.

 

Ci può spiegare come è possibile?
“Il meccanismo fisiologico rimane sconosciuto ma c’è un’area del cervello, la V4, che risponde specificamente al colore prodotto dalle ombre. Quel che sappiamo è che la visione funziona per opposizioni. Quando guardi un ombra bianca illuminata da una luce rossa, si vede ad esempio del verde”.

 

Che reazioni vi aspettate nel pubblico?
“Vogliamo suscitare due reazioni. La prima è che i visitatori si divertano e rimangano impressionati. La seconda è che inizino a pensare alla realtà e a quel che si pensa sia la realtà”.

 

Ma esiste davvero, la realtà?
“L’unica realtà che abbiamo è la realtà che percepiamo, quella che il cervello ci permette di vedere. A differenza delle api, ad esempio, noi non percepiamo gli ultravioletti e quindi non rientrano nella nostra realtà. Poi, però, quando ci si alziamo da sotto il sole li notiamo… L’unica realtà è insomma quella del cervello”.

 

Edoardo Bergamin

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  • alessia scrive:

    sono venuta a conoscenza solo adesso di questa meravigliosa scienza. Ho una domanda (sicuramente stupida) , è possibile applicarla all’estetica , intesa come trucco, modellamento corpo ecc.. anche in questo campo ci sono studi in corso?