Il cosmopolitismo secondo Angela Taraborrelli

Il cosmopolitismo secondo Angela Taraborrelli

La storia di un'idea che ha cambiato il mondo, dall'Iran alla Libia.

30 maggio 2011

0

Chi invoca il rispetto dei diritti umani in Iran, chi soccorre i ribelli in Libia e chi pretende un processo per il generale Mladic si appella al pensiero cosmopolita. Ovvero, l’idea che i diritti delle persone valgano ovunque, a prescindere dalla loro nazionalità. Nel libro Il cosmopolitismo contemporaneo (Laterza) la filosofa Angela Taraborrelli mette a confronto le questioni più attuali, dall’immigrazione ai diversi conflitti, con il patrimonio di riflessioni accumulate finora intorno a un ideale che viene da lontano.

 

Il cosmopolitismo risale ai filosofi della Grecia antica. Cosa significa?

“Cosmopolita è il cittadino del mondo. Il cosmopolitismo contemporaneo è al tempo stesso una prospettiva e un progetto politico che intende cambiare la realtà sulla base di un’idea di cittadinanza mondiale. È stato Kant il primo a segnalare nel 1795 un cambiamento nella coscienza europea”.

 

Cosa intendeva?

“Kant rifiutava l’utilizzo di due misure nel valutare le ingiustizie. Rifiutava in altre parole di tollerare una violazione di diritto che avviene altrove, nel caso in cui la stessa violazione non sarebbe tollerata se a subirla fossero i propri connazionali . D’accordo con i principi della Rivoluzione francese, voleva affermare che i diritti fondamentali appartengono a ogni essere umano in quanto tale, e non in quanto cittadino di un determinato stato”.

 

E oggi?

“Essere cosmopolita oggi è accettare che abbiamo doveri nei confronti degli altri, indipendentemente dal fatto che siano nostri connazionali. Il cosmopolita ritiene che sia importante non solo la vita umana in quanto tale, ma ogni vita umana particolare, nella sua specifica e speciale differenza. Come dice il filosofo Kwame Anthony Appiah, il cosmopolitismo è universalismo più differenza”.

 

Questo principio ha inciso sulla politica degli stati.

“Di sicuro ha modificato la concezione tradizionale di sovranità nazionale, che un tempo era basata su due principi: il potere effettivo e la non interferenza. Da dopo la seconda guerra mondiale, questo è cambiato e non è più sufficiente che un governo detenga il potere per essere considerato legittimo. La legittimità ora deriva dal rispetto dei diritti umani”.

 

Può citarci casi specifici?

“L’Iran, ad esempio. L’Iran è sottoposto a sanzioni internazionali a causa della sistematica violazione dei diritti umani. Senza il pensiero cosmopolita probabilmente ciò non sarebbe mai accaduto. Altro esempio importante è il concetto stesso di crimine contro l’umanità, che a livello giuridico ha generato l’idea che chiunque nel mondo sia colpevole di tali reati possa essere giudicato dalla Corte penale internazionale”.

 

Nel caso della Libia vi è stata invece un violazione del principio di non interferenza.

“Sì. Proprio perché ogni essere umano in quanto tale, e non in quanto cittadino di un certo paese, deve vedere tutelati i suoi diritti fondamentali. Primo tra tutti quello alla vita. Quando Gheddafi ha minacciato di uccidere i propri connazionali, la comunità internazionale ha avuto l’obbligo di intervenire”.

 

L’intervento secondo lei è legittimo, dunque.

“Da un punto di vista cosmopolita, l’intervento è considerato tale. Perché è avvenuto di fronte a una violazione del diritto alla vita ai danni di una collettività e perché autorizzato dalle Nazioni Unite. Tuttavia, nella realtà avviene secondo modalità e tempi che i cosmopoliti non appoggerebbero. I bombardamenti dall’alto avrebbero ad esempio dovuto limitarsi alla fase iniziale dell’intervento e non protrarsi così a lungo”.

 

E sui migranti? Il pensiero cosmopolita prende posizione anche nei confronti del fenomeno.

“Sì. C’è chi nega il valore morale dei confini nazionali non solo per chi fugge da guerra, persecuzioni e fame, ma anche per i cosiddetti migranti economici. Ovvero di chi viaggia in cerca di condizioni di vita migliori per sé e per la propria famiglia. In questi casi i confini nazionali vengono ritenuti irrilevanti e il diritto di movimento viene interpretato senza se e senza ma”.

 

Lei cosa pensa?

“Che un cosmopolitismo con qualche speranza di affermarsi deve saper conciliare l’universalismo con la legittimità dei confini nazionali”.

 

Un compromesso, dunque.

“La coscienza cosmopolita impone che ogni esclusione venga giustificata, oltre che una riforma del diritto di cittadinanza sullo ius soli (in base al territorio di nascita) e non sullo ius sanguinis (la cittadinanza dei genitori). In più, reclama il diritto di ciascun individuo di proporsi come membro della società in cui attualmente risiede. Premesso questo, l’unica giustificazione accettabile in difesa del controllo delle proprie frontiere non è l’appello alla difesa della propria cultura, quanto l’effettiva promozione del liberalismo egalitario (in cui si conciliano libertà e uguaglianza) e della democrazia.

 

Questo non risolve il problema, però.

Esatto. I cosmopoliti ritengono che il modo migliore per limitare il fenomeno dei migranti sia rimuovere all’origine le cause che spingono milioni di persone a lasciare i propri paesi. Attraverso il sostegno economico o una riforma delle istituzioni internazionali, ad esempio.

 

Tornando alla teoria, lei scrive che il cosmopolitismo è una terza via tra l’universalismo astratto e il multiculturalismo. Che vuol dire?

“I cosmopoliti credono che i diritti umani siano universali, ma ammettono che questi possano realizzarsi in forme, modi e tempi diversi a seconda delle culture. Rifiutano però il multiculturalismo quando attribuisce alle specificità culturali, come certe tradizioni, un valore superiore agli individui. È il caso dell’infibulazione o delle discriminazioni contro omosessuali e albini. In tutti questi casi il cosmopolita deve agire comunque in difesa dell’individuo, che è e resta l’unità ultima di attenzione morale”.

 

Chiara Calpini

© Riproduzione riservata

 

Privacy Autorizzo al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. 196/2003.
I dati saranno utilizzati per dare corso alla richiesta di abbonamento e non saranno ceduti a terzi. Leggi le note legali

* I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori

NOTA Per evitare messaggi inopportuni e spam, il commento non sarà immediatamente visualizzato.
La redazione provvederà a pubblicare i commenti al più presto, mentre i messaggi diffamatori, offensivi, razzisti e sessisti saranno eliminati.