ITALIC di giugno in preview: Siamo quello che compriamo?

ITALIC di giugno in preview: Siamo quello che compriamo?

Se l'anticonsumismo è un prodotto come gli altri. L'intervento del filosofo canadese Andrew Potter

4 giugno 2011

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La frutta che mangiate è tutta biologica? Pensate che la vita sia troppo breve per sorseggiare vini che non siano doc? E per le vacanze alle porte, vi terrete alla larga dalle destinazioni più commerciali, optando per un antico borgo o una fattoria lontano da turisti e venditori ambulanti? Se sì, allora benvenuti nel mondo danaroso e competitivo dell’autenticità ostentata, che in molte parti del mondo ormai rappresenta la forma più aggiornata della cara, vecchia corsa all’accaparramento di status symbol esclusivi.

 

Nel corso del ventesimo secolo le classi agiate americane hanno attraversato tre gradi di cambiamento. Il primo è stato il passaggio dalla classe pseudo- aristocratica di fine Ottocento ai modelli borghesi di consumo ostentato che hanno caratterizzato la prima metà del XX secolo. Lo stadio successivo è il passaggio dal consumismo borghese all’anticonformismo erudito che ha introdotto i concetti di “cool”, “hip” o “alternativo”. Queste forme di acquisizione di status sono emerse dalle diverse critiche della società di massa prodotte dalla controcultura degli anni Sessanta, e mentre diventavano la regola di vita in diverse aree urbane, si assisteva alla nascita di un fenomeno che qualcuno ha battezzato “consumismo ribelle”.

 

Ma all’inizio del nuovo millennio, dopo quarant’anni di lotta dura e senza paura, si è scoperto che il sistema che i ribelli volevano scardinare era più forte di prima e tutto ciò che le controculture avevano imparato a esaltare aveva perso ogni significato politico. Per questo negli ultimi dieci anni abbiamo assistito all’affermazione di nuovi codici nella creazione di simboli di status, dall’anticonformismo griffato a quello che possiamo chiamare “autentico ostentato”. Il trucco è semplice: dimostrare subdolamente che mentre puoi avere un buon lavoro, una bella macchina e una casa piena di belle cose, la tua dimensione spirituale è totalmente estranea a tutto ciò. Quello che importa non è comprare cose, ma è ritagliarsi un po’ di tempo per sé, creare una vita su misura dei propri bisogni, e vissuta secondo la propria essenza più intima, ovvero il riflesso di una combinazione di valori e desideri unica e irripetibile.

 

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