SUL MENSILE

Lo scenografo del Web.

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Un dialogo tra Andrei Herasimchuk, Lead Designer di Twitter, e Matteo Penzo, reporter d'eccezione

di Matteo Penzo

ITALIC N. 3

Giugno 2011

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Andrei Herasimchuk è Lead Designer di Twitter dopo un passato in Adobe e Yahoo!. Matteo Penzo, fondatore di Frontiers of Interaction, l’ha incontrato per Italic per parlare della sua carriera, dei suoi progetti personali e delle sue “ispirazioni”. Fra le quali c’è un noto designer italiano.

 

Matteo Penzo: Andrei, cominciamo con alcuni cenni sul tuo percorso professionale?

 

Andrei Herasimchuk: Negli anni Novanta ho iniziato lavorando su software di modellazione 3D per il cinema, e sui primi progetti di fotografia digitale, proprio negli anni in cui le fotocamere digitali stavano invadendo il mercato. In quel periodo il web era in piena espansione e ho cominciato a seguire anche qualche startup. In questi due decenni insomma ho cominciato a conoscere diverse tecnologie emergenti. Sono entrato in Yahoo! per dimostrare che è possibile anche per una grande azienda progettare prodotti destinati a 300 milioni di persone con un livello di qualità molto alto e la velocità e la freschezza tipiche delle startup. Sinceramente sento di esserci riuscito.

 

MP: Adesso sei in Twitter. Un passaggio davvero significativo: dalla “vecchia” alla “nuova” scuola del web. O no?

 

AH: Non è questo il punto. Tutta la nostra vita sta diventando digitale. Attraverso canali come Facebook e Twitter, forniamo contributi continui al web con commenti, interessi, foto, video e pensieri. In questo modo entriamo in una fase successiva del panorama tecnologico, dove prodotti unici e sorprendenti sono progettati e costruiti attorno a questa vita digitale di cui Twitter è il centro.

 

MP: È cambiata l’ispirazione per il tuo lavoro nel corso degli anni?

 

AH: È sempre stata la stessa: sono affascinato dalla tecnologia e mi piace costruire le cose. Ho avuto il mio primo computer a 12 anni. Ricordo che programmai una sequenza animata ispirata a PacMan e un generatore di personaggi di Dungeons & Dragons. Lo feci con il programma BASIC, che imparai ad utilizzare da solo. La tecnologia mi ha permesso di creare cose che non avrei potuto realizzare altrimenti. Ho progettato oggetti su computer per quasi trent’anni.

 

MP: C’è un italiano che ti ha ispirato in qualche attività?

 

AH: Sì, è Massimo Vignelli ovviamente. È un grande graphic designer. Lui e Paul Rand sono nella mia “top five” degli eroi del design, insieme a Peter Saville, Henry Dreyfuss e Edward Tufte. Ma hanno sicuramente ispirato di più il mio lavoro il modernismo e gli svizzeri: amo le griglie strutturate, le linee pulite, i caratteri forti. Probabilmente questa tendenza deriva dalla mia formazione in scenografia e illuminazione del teatro, che richiede una prospettiva particolare che sottolinei la drammaticità della scena. Vignelli incarna tutto questo, per me.

 

MP: Quali sono le frontiere che vedi davanti a te?

 

AH: Ho un paio di progetti che mi piacerebbe mettere in pratica. Uno ha a che fare con la costruzione di un prodotto che registri la storia umana in formato digitale, presa dai vari supporti in uso oggi: telefoni, fotocamere, computer portatili e Twitter. A uso delle generazioni future, per vivere gli eventi del passato. Il secondo progetto riguarda la costruzione di una tavoletta grafica digitale con un programma che utilizzi tutta la superficie e mixi gli ingressi digitali (regoli e penne digitali che interagiscono in modo diverso con la superficie). I giorni in cui utilizzavo la tavoletta grafica mi mancano. Ne ho una nel mio studio, che adesso è diventata uno scaffale per i libri. La tecnologia si evolve così rapidamente che realizzare il mio progetto sarà possibile in brevissimo tempo, ve l’assicuro.

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