Premio Gaetano Marzotto, 400mila euro di innovazione

Premio Gaetano Marzotto, 400mila euro di innovazione

ITALICnews ha intervistato il conte Giannino Marzotto, fondatore del progetto che porta il nome del padre.

4 giugno 2011

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Quattrocentomila euro di montepremi per gli imprenditori del futuro.

 

Questo è l’ammontare del Premio Gaetano Marzotto, istituito quest’anno in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e presentato il 26 maggio scorso a Torino.

 

L’obiettivo del concorso è individuare e sostenere lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali che siano in grado di rispondere a criteri di sostenibilità economico-finanziaria e allo stesso tempo di generare benefici rilevanti per il territorio italiano. Per gli organizzatori non è importante l’area di applicazione imprenditoriale, quanto piuttosto la visione e la forza progettuale della loro innovazione.

 

ITALICnews ha intervistato il conte Giannino Marzotto, uno dei sette figli di quel Gaetano cui è intestato il premio, nonché presidente del Progetto Marzotto.

 

 

Conte Giannino Marzotto, il premio si ispira a suo padre, imprenditore, innovatore e figura importante dell’industria italiana del ’900, ed è dedicato agli “imprenditori di domani che siano in grado di far convivere impresa, società e cultura”.
“Certo. E’ dedicato ai giovani di oggi, sperando abbiano le caratteristiche per diventare imprenditori capaci di generare reddito e occupazione. Impresa e società confinano e sono sinergiche. La cultura è qualità individuale e consegue generalmente al benessere”.

 

Ma a chi è venuta l’idea per un premio così importante, anche dal punto di vista economico?

“La Natura è talvolta stravagante e se si seguono i suoi messaggi si decide qualcosa anche d’inusuale. Mi parve bello e bizzarro considerare (osservate le leggi e in caso di morte) il padre mio ‘erede universale’, dedicando così alla sua memoria beni per circa 70 milioni di euro e idee per impiegarli utilmente nel tempo. Nel 2005 mi sono auto-considerato ‘moribondo’ (dunque non più morituro), e ho deciso di lasciare ai posteri qualcosa che rappresentasse un ponte tra passato e futuro.
Invece di predisporre testamenti ho semplicemente fatto una donazione e uno stanziamento a lungo termine.
Dicono spesso che i giovani siano in conflitto con i predecessori: mi pare questo non sia stato il caso!”

 

Il premio è composto da ben 400mila euro. Chi finanzia il progetto?

“In realtà si tratta di un capitale di oltre 20 milioni di euro, e della disponibilità dei redditi che su di esso maturano per dieci anni. I 400 mila euro sono lo stanziamento di quest’anno solo per i grant’s, ovvero le sovvenzioni versate in favore dell’associazione privata progetto Marzotto, di cui sono fondatore”.

 

Quali saranno i criteri per la selezione e per decretare la vittoria?

“Deciderà una ristretta giuria, apolitica, autorevole e indipendente”.

 

Il premio “avrà una durata decennale”. Vuol dire che avrà altre edizioni?

“In linea di massima sì, ma i poteri sono del consiglio che deciderà a maggioranza secondo l’esperienza”.

 

“Il Premio Gaetano Marzotto vuole creare le condizioni ambientali per un cambio di paradigma, sostenendo la nascita di nuova impresa in Italia”. Cosa c’è da cambiare o innovare nell’impresa italiana oggigiorno, per favorire questo cambio e questa rinascita?

“Speriamo — senza presunzione — di promuovere una maggiore attenzione (e capitali) verso chi ha idee, vocazione e meriti per intraprendere iniziative industriali. Il ringiovanimento necessario è totale: molto oltre l’impresa”.

 

L’economia italiana — si dice sempre — si basa sulla piccola e media impresa. È ancora vero?

“La piccola e media impresa sono state il nerbo stabile dell’economia. Se un padroncino fallisce spiace, ma non c’è dramma. Se sbaglia il capo di una ‘cattedrale nel deserto’ cade il governo. La piccola-media impresa ha anche meglio gestito i rapporti umani. In larga parte è ancora flessibile: ma la globalizzazione pone per essa gravi problemi”.

 

Cosa penserebbe Gaetano Marzotto del sistema di impresa italiano attuale?

“Ciò che pensava e scriveva oltre 60 anni fa, senza trovare la grande attenzione riservata all’impresa pubblica. Era intelligente, ma non intellettuale”.

 

 

Valerio Pierantozzi

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