ITALIC di giugno in preview: Energia sottoterra

ITALIC di giugno in preview: Energia sottoterra

Nel dibattito su nucleare e fonti alternative si parla troppo poco di energia geotermica. Eppure l'Italia è da sempre all'avanguardia

11 giugno 2011

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…qui si gode quell’odorino dell’ova sode E del chiasso che vien dal regno di satanasso Com’è bello di Larderello il fragor E dell’ova marcite l’odor!” (canzone popolare)

 

A Larderello l’odore delle uova sode si gode. Siamo nella Valle del Diavolo, nella bassa provincia di Pisa, chiamata così per il ribollire della terra, per i getti di vapore che escono dal suolo, per le pozze d’acqua fumante che caratterizzano il paesaggio. Sembra che già Dante se ne fosse accorto e avesse tratto dal posto ispirazione per i suoi gironi dell’inferno.

 

Qualche secolo dopo le immagini evocate sono altre: “Ma questa è Springfield“, commenta un’amica appena scavalcato il poggio tra Castel Nuovo e Larderello, quando il paese si mostra con il suo intreccio di tubi e alte torri di cemento, che ricordano appunto la città dei Simpson. Chi abita qui ormai non ci fa più molto caso, come del resto all’odore delle uova marce; quello che invece i larderellini apprezzano sono bollette meno salate, circa 400 euro all’anno per riscaldare una casa di 80 metri quadrati. D’altronde la situazione è così da quasi cento anni, da quando, nel 1913, a Larderello nacque la prima centrale geotermica del mondo.

 

Gli sconti nelle tariffe per i cittadini locali si limitano comunque al riscaldamento, non all’elettricità, e sono il risultato di accordi con l’azienda che detiene il monopolio del geotermico in Italia, l’Enel. Suoi sono i 35 impianti nel paese, tutti in Toscana, che soddisfano quasi il 2% del fabbisogno energetico nazionale e ben il 27% della regione. Il potenziale dell’Italia è altissimo, grazie alla presenza di molte aree in cui sotto terra si trovano fluidi a temperature particolarmente elevate.

 

Nelle centrali il vapore prodotto viene incanalato verso le turbine, permette la produzione di energia, ed è quindi fatto condensare per essere immesso nuovamente nel sottosuolo. Il gas di scarico è disperso però nell’atmosfera e causa il caratteristico puzzo di zolfo. A Larderello, tuttavia, nessuno sembra sentirlo: la città è nata dall’Enel e cresciuta con l’Enel; la maggior parte dei suoi abitanti è legata in qualche modo agli impianti e per di più i pochi turisti che arrivano vengono a vedere la centrale, le torri, i tubi e l’unico museo geotermico del mondo.

 

Ma se ci spostiamo sul Monte Amiata, dove le centrali sono state costruite a partire dagli anni Sessanta, non tutti accolgono con favore il geotermico. C’è chi denuncia la deturpazione del paesaggio e i rischi per la salute dovuti all’immissione nell’atmosfera di piccole quantità di ammoniaca, mercurio e idrogeno solforato. Il Comitato Ambiente Amiata “lotta contro lo sfruttamento geotermico di Enel”, contro le tubazioni a vista, contro “sostanze nocive immesse nell’aria in grandi quantità”. Non sono contrari alla “geotermia in generale, ma a quella che inquina e non fa uso di abbattitori”.

 

In 27 delle 35 centrali geotermiche italiane sono stati installati i cosiddetti impianti Amis (abbattimento mercurio idrogeno solforato), brevettati sempre da Enel, che riducono fortemente la produzione di sostanze inquinanti. Per quanto riguarda altre tre strutture, sono in fase d’installazione, e comunque, fa sapere l’ingegner Roberto Parri di Enel Green Power, tra quattro anni saranno presenti in tutti gli impianti.

 

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