La filiera del pannello solare

La filiera del pannello solare

Un marchio di garanzia per la tracciabilità dei moduli prodotti in Italia. Basterà a contrastare l'avanzata dei pannelli cinesi?

20 giugno 2011

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Fotovoltaico è energia alternativa, meno inquinamento atmosferico, è probabilmente il futuro. Il fotovoltaico è anche industria, posti di lavoro, manifattura di qualità.

 

“Il problema – si chiede Filippo Levati, presidente del comitato Industrie fotovoltaiche italiane (Ifi) – è se davvero si vuole investire in questo settore strategico per il paese”. Ifi raccoglie la quasi totalità dei produttori italiani. Fino a oggi ha investito 120 milioni di euro nella fabbricazione di pannelli fotovoltaici e nel 2010 ha prodotto 700 MW di energia.

 

Ma non basta. Le aziende che si sono unite nel comitato rappresentano solo il 15% di un mercato dominato dai produttori, stranieri. Europei ma anche, in misura sempre crescente, asiatici e in particolare cinesi. “Laggiù – dice Levati – i governi hanno investito molto nell’energia solare e nell’industria fotovoltaica, i produttori hanno grandi incentivi e facilitazioni fiscali che permettono alle aziende di essere molto competitive. A noi sta la scelta se farci sorpassare o fare investimenti oggi per guadagnare in competitività domani”.

 

Così, pochi giorni fa, Ifi ha annunciato la nascita di un marchio di certificazione “made in Europe” che attesti la qualità del prodotto italiano. Dalla scelta dei materiali alla qualità di saldature e rifiniture, fino ad alcune peculiarità specifiche. Ad esempio, per resistere alla grandine i pannelli certificati useranno vetri temperati a uno spessore di 4 mm, contro i più comuni 3,2. La società Kiwa si occuperà di ispezionare le fabbriche e controllare il rispetto delle norme e degli standard tecnici.

 

“Non solo – assicura ancora Filippo Levati – i pannelli con il nostro marchio di garanzia vengono controllati e ispezionati dagli addetti uno a uno, in modo che escano dagli stabilimenti solo quelli in grado di resistere i 25 anni coperti dalla garanzia”.

 

Inoltre, i pannelli con il marchio Ifi garantiranno la massima trasparenza e tracciabilità nella produzione. Per ogni pannello prodotto sarà possibile rintracciare la filiera, ovvero sapere da dove arrivino i materiali utilizzati e dove vadano smaltiti gli scarti di lavorazione, potenzialmente molto inquinanti.

 

Lo abbiamo già visto per la moda, per il cibo, per l’industria conciaria, anche per i pannelli solari l’Italia si affida alla qualità contro l’estrema competitività dei mercati emergenti. E se i moduli cinesi occupano gran parte del mercato, i produttori italiani sperano che il marchio made in Europe gli aiuti a trovare lo slancio per dire la loro nel mondo delle energie alternative. Sperando di essere ancora in tempo.

 

Matteo Acmè

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