La rivoluzione invisibile del Corriere della Sera

La rivoluzione invisibile del Corriere della Sera

Il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli cambia veste tipografica, con due nuovi caratteri: il Brera e il Solferino.

6 luglio 2011

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“Credo che la personalità di un giornale sia in buona parte merito dello stile tipografico, perché si crea un’associazione tra la testata e il carattere usato. È quasi un’operazione di branding”.

 

Andrea Braccaloni, socio dello studio di progettazione grafica Leftloft fondato a Milano nel 1997, spiega così la scelta del Corriere della Sera di cambiare font ai testi. Una “rivoluzione invisibile”, come l’ha definita Gianluigi Colin, art director del quotidiano più venduto d’Italia.

 

“Non a caso”, spiega ancora Braccaloni. “Infatti un vecchio adagio del nostro settore afferma che meno si notano i cambiamenti tipografici e meglio è riuscito il lavoro”.

 

In Italia è stata probabilmente la prima volta che si è commissionato un restyling tipografico così completo. E questo ovviamente è motivo di grande orgoglio per gli studi Leftloft e Molotro che lo hanno realizzato.

 

Il lavoro è durato diversi anni. I due nuovi caratteri del Corriere si chiamano Brera e Solferino, dai nomi rispettivamente della zona e della via dove è situata la redazione. “Già nel 2007 era pronto il Solferino Text, ovvero il carattere che si usa per il corpo dei testi”, dice Braccaloni. Solo recentemente però il quotidiano ha completato il cambiamento, inserendo tutti i 41 diversi caratteri delle quattro famiglie Brera, Brera Condensed, Solferino Display e Solferino Text.

 

“Un lavoro di questo genere impiega almeno un anno e mezzo, anche due. È un’attività dai tempi biblici. Noi ci abbiamo messo un po’ di più perché essendo un lavoro quasi artigianale ci siamo presi tutto il tempo dovuto”.

 

Ma creare ex novo dei caratteri tipografici è un lavoro più da creativi o da tecnici? “In genere la progettazione assorbe entrambi questi aspetti”, dice Braccaloni. “la parte creativa indubbiamente c’è, ma richiede anche molto tempo per le caratteristiche tecniche che bisogna soddisfare. In alcuni casi, come per esempio nelle didascalie delle mappe o delle infografiche, c’è bisogno di un carattere molto piccolo che però sia anche ben leggibile”.

 

La scelta del Corriere della Sera rappresenta una piacevole eccezione nel panorama editoriale italiano, ma non è detto che altri non seguano l’esempio. Perché forse la crisi dei giornali si può combattere anche con una “rivoluzione invisibile”.

 

Valerio Pierantozzi
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