Uniti in difesa dell’arte

Uniti in difesa dell’arte

A Roma è nata una Consulta permanente per ribadire il valore – anche economico – del movimento artistico capitolino

8 luglio 2011

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Qualcosa si muove nella scena romana. Non è una nuova corrente artistica, ma una “lobby” di interessati. Per ora ruota attorno al museo d’arte contemporanea Macro, ma spera di crescere.

 

Per la Consulta Permanente dell’Arte Contemporanea, nata in via ufficiale il 4 luglio, tutto è cominciato a maggio con le dimissioni di Luca Massimo Barbero dalla direzione del museo. Poi, dopo un mese e più di allarmi e incontri, i gruppi a sostegno dell’autonomia del Macro e della nascita di una fondazione hanno deciso di unirsi in un organismo solo.

Per quali ragioni artisti, professionisti del settore, studenti e appassionati – al momento di votare all’assemblea del 27-28 giugno erano in 130 – si siano riuniti in una consulta lo spiega Cristiana Perrella, curatrice eletta come portavoce.

 

“Il caso del Macro è emblematico. Le dimissioni di Barbero hanno allarmato il mondo dell’arte romana per la mancanza di fondi, indipendenza e prospettive future del museo”, dice Perrella. “Ora siamo soddisfatti dalle scelte del nuovo assessore, che esaudiscono parte delle nostre proposte sulla futura gestione”. Proprio mentre si riuniva per la prima volta, il 4 luglio l’assessore alla Cultura Dino Gasperini ha nominato il nuovo direttore, Bartolomeo Pietromarchi, oltre ad annunciare per settembre la costituzione della Fondazione Macro.

Non per questo il ruolo della Consulta viene meno.

 

Il Macro nel 2002, il Maxxi nel 2010, più vari spazi e gallerie nuove. Per l’arte contemporanea a Roma gli ultimi dieci sono stati anni di rafforzamento. “Se tante persone con storie diverse si sono riunite in modo spontaneo è perché in città è diventato necessario affermare il valore, anche economico, del settore”, spiega la portavoce. “Il nostro obiettivo è promuovere questo nuovo ‘peso’ facendo in modo che le politiche pubbliche siano orientate alle buone pratiche”. In attesa degli sviluppi al Macro, l’attenzione si sposta ad esempio sul vecchio Palazzo delle Esposizioni e sulla sua possibile privatizzazione.

 

Dopo la mobilitazione, per la Consulta si apre infatti una seconda fase, in cui alle buone intenzioni di un soggetto plurale – che riunisce gallerie e amatori, curatori e accademia – dovranno seguire proposte, azioni e uno statuto a oggi assenti. “Non nasciamo per tutelare interessi particolari ma per alimentare il dibattito pubblico”, continua Cristiana Perrella. “Se per lobby intendiamo un gruppo di controllo e pressione, allora lo siamo senz’altro. Speriamo possa dare vita in futuro a un organismo nazionale”.

 

Edoardo Bergamin

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