BOLD ITALIC: Connessione continua

BOLD ITALIC: Connessione continua

Anticipiamo la rubrica del numero estivo sul turismo con cui Annalena Benini, redattrice del Foglio, comincia a collaborare con ITALIC.

12 luglio 2011

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Ieri ero morta. In vacanza in un posto bellissimo, in Italia, con i bambini felici e nudi, il gatto che insegue le lucertole, mare trasparente, dune selvagge, brezza profumata (“Nessuno mi pettina bene come il vento”, ha scritto Alda Merini), pensieri vaghi e fluttuanti su quale birra bere al tramonto, quale libro pescare per primo dalla pila, quale pensiero ozioso cullare con maggiore dolcezza (classifica dei costumi da bagno ideali, elenco dei vestiti che donano di più con l’abbronzatura, riflessioni sulla natura ricattatoria della protezione solare, speranza che a nessuno venga in mente di proporre un bagno di mezzanotte o altre cose minimamente avventurose, obiettivo menzognero di una corsa sulla spiaggia la mattina prima di colazione).

 

Era tutto perfetto, come quasi mai succede (almeno un’invasione di meduse, di solito). Ma all’improvviso ho visto la mia fine sul suo schermo. Né telefono né internet. Impossibile ricevere email, impossibile navigare, l’iPhone si scaricava nella disperata ricerca di un segnale e io morivo. Non dovevo parlare con nessuno, non aspettavo nessuna notizia, non avevo alcun bisogno di una connessione, avevo anche detto, con aria esasperata, che se il telefono cominciava a squillare l’avrei gettato in mare (senza usare la terribile espressione: “Ho bisogno di staccare la spina”, ma il senso della banalità era quello).

 

Infatti il telefono non squillava, e io trovavo sempre più irritante quella natura rigogliosa, quell’assenza di wi-fi, quel niente cemento, quei pochi bagnanti stupidamente appagati dal loro isolamento. Ogni due ore circa riuscivo a inviare un sms, in cui chiedevo perdono a chiunque per non essere raggiungibile e spiegavo, con nevrotici punti esclamativi, la situazione, anche se nessuno mi stava cercando. I bambini mi portavano conchiglie in dono e io li scacciavo agitando il telefono (“la mamma ha da fare, la mamma ha un problema”). Ero un mostro. Natura matrigna, Leopardi l’aveva capito.

 

Poi qualcosa è successo, i cellulari hanno ripreso a funzionare, il computer filava velocissimo, tutto il niente che dovevo sapere era nelle mie mani. Ero viva, e potevo ricominciare a rimpiangere i bei tempi in cui in viaggio c’era al massimo una cabina telefonica, quasi sempre rotta.

 

Con questa rubrica Annalena Benini, redattrice del Foglio, comincia a collaborare con il nostro giornale.


Qualche giorno fa, per errore, abbiamo pubblicato un altro articolo di Annalena Benini che non era destinato alla nostra rubrica BOLD ITALIC. Questo nuovo testo sostituisce il precedente. Ci scusiamo con i lettori.


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