La ricerca della felicità

La ricerca della felicità

Carlo Ratti, innovatore d'eccellenza, parla di vecchi computer, traffico, privacy e città intelligenti. Ecco le novità dal suo Senseable City Lab

15 luglio 2011

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Per chi ha progettato una città sulle nuvole, capire che fine facciano i rifiuti elettronici o costruire un auto che legge il mondo possono sembrare cose normali.

 

Quando si parla di italiani (di successo) all’estero, Carlo Ratti, 40 anni, è uno dei primi a cui pensare. Al Massachusetts Institute of Technology l’architetto torinese dirige il Senseable City Lab, gruppo di ricerca coinvolto anche nel disegno di Cloud, la terrazza sospesa in cielo proposta per Londra 2012.

“Basta parlare di fuga dei cervelli”, Ratti ci aveva detto ad aprile, raccontando per il primo numero di ITALIC i suoi progetti a cavallo tra Boston e Italia.

A distanza di tre mesi lo abbiamo contattato di nuovo, per conoscere le novità.

 

Carlo Ratti, come al solito, è impegnato su più fronti. Sul suo calendario la scadenza più urgente riguarda il MoMA di New York, dove il 24 luglio aprirà la mostra Talk to me. “Uno dei nostri ultimi lavori farà parte dell’esposizione”, dice. “Al momento si chiama Back-talk, come una ‘risposta insolente’”.

 

Il progetto si occupa degli oggetti elettronici obsoleti e del loro destino sospeso tra riutilizzo e discariche. Carlo Ratti e colleghi seguiranno la vita di 40 computer usati, regalati per fini educativi in paesi in via di sviluppo. I vari sensori installati ne tracceranno il percorso, mentre una fotocamera invierà ogni venti minuti un’immagine. Questo diario di bordo servirà a rivelare la “seconda vita” dei nostri oggetti.

Un'immagine di presentazione del progetto Back-talk

 

Il Senseable City Lab nasce però per combinare le nuove tecnologie alla città. Dopo la piattaforma in tempo reale Live! Singapore, il gruppo sta lavorando insieme a Audi a un prototipo capace di raccogliere e presentare al guidatore ogni genere di informazione sulla realtà circostante. “Aida 2.0 è solo un concept”, tiene a precisare. Ma per Ratti la direzione di ricerca è da tempo quella.

 

“I dati raccolti in una città riescono a spiegarci meglio cosa succede attorno a noi, e in ultima analisi a farci vivere meglio”, dice. L’esempio citato spesso da Ratti – più abituato all’aereo, visti i 152 voli nel 2010, ma nato nella città dell’auto – è il traffico: conoscere in tempo reale la posizione degli ingorghi significa arrivare prima a destinazione. È un vantaggio “per noi e per la città nel suo complesso”, anche a costo di qualche intrusione.

 

“Meglio ci conosce, più una macchina o un computer può rispondere alle nostre esigenze”, spiega Ratti. “I rischi per la privacy iniziano quando i dati sono raccolti e gestiti da terzi”.

 

Tre mesi fa, Carlo Ratti ci ha raccontato di non essere in realtà mai andato via da Torino, dove gestisce ancora il suo studio di architettura. Al momento non ha progetti in partenza in Italia, ma racconta di un maggiore interesse alla sperimentazione.

 

La sua è un’Italia “a macchia di leopardo”, dove si combinano eccellenza e ritardo. “Ci sono molte amministrazioni illuminate e l’attenzione verso le smart city sta crescendo”, dice. Merito di un programma europeo, che promette 11 miliardi di euro di investimento per i prossimi dieci anni.

Anche le città italiane possono sfruttarli. Se non per costruire sulle nuvole, almeno per risolvere i problemi con il traffico.

 

Edoardo Bergamin

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