ITALIC n.4 preview: Messaggini diplomatici

ITALIC n.4 preview: Messaggini diplomatici

Per esercitare la propria influenza nel mondo gli Stati Uniti si affidano ai social network

23 luglio 2011

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A Foggy Bottom, il quartiere di Washington che ospita gli uffici del Dipartimento di Stato, Alec Ross ha una missione da compiere, che lui riassume con queste parole: “il burro prima dei cannoni”.

 

Fuor di metafora, il compito di Ross è quello di “ristabilire il primato della diplomazia”. Come? Esercitando lo “smart power”, cioè la versione tecnologica del soft power. Coniato dal politologo americano Joseph Nye, il termine soft power indica la capacità, da parte della diplomazia di uno Stato, di esercitare la sua influenza con mezzi pacifici (come la cultura, i valori e le istituzioni della politica) piuttosto che con la forza (l’hard power).

 

Per compiere la sua missione Alec Ross, consigliere per l’innovazione del segretario di Stato Hillary Clinton, si basa su due strumenti: Facebook e Twitter. Attraverso la rete, con le poche righe di testo di un tweet, gli Stati Uniti esercitano la loro influenza comunicando direttamente con i cittadini del mondo intero. Suscitando qualche allarme tra i paesi più sospettosi.

Lo si è visto a gennaio, nei primi giorni tumultuosi delle rivolte arabe che hanno scosso la Tunisia e l’Egitto. Dal settimo piano del Dipartimento di Stato è partito un tweet, siglato @StateDept, scritto in lingua araba: “Vogliamo unirci alle vostre conversazioni”. Così la diplomazia americana si è messa direttamente in contatto con le strade di Tunisi e del Cairo, dove migliaia di giovani si scambiavano notizie e organizzavano la rivolta proprio mediante social network come Facebook e Twitter. Al momento in cui scriviamo questo articolo i tweet di Alec Ross sono seguiti da quasi 353mila persone.

Alec Ross compirà 40 anni a novembre, è aitante, bello come un attore, sposato e padre di tre bambini. Nato a Charleston, in West Virginia, ha un background italiano: suo padre infatti ha lavorato all’ambasciata degli Stati Uniti in Italia. Dopo il soggiorno romano da adolescente, Ross è tornato in Italia per studiare all’università di Bologna. La madre racconta che quando gli chiese che cosa volesse fare da grande il piccolo Ross rispose: “Voglio essere presidente”. Presidente di che? “Il presidente”.

 

 

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