Scrittori per tradizione

Scrittori per tradizione

In occasione del festival letterario dedicato a John Fante, ITALICnews ha intervistato il figlio Dan, anche lui scrittore.

3 agosto 2011

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Il 30 agosto uscirà negli Stati Uniti “Fante: A Family’s Legacy of Writing, Drinking and Surviving”. Ma non sarà la solita biografia del grande scrittore italo-americano John Fante. L’autore infatti questa volta sarà una persona che lo ha conosciuto molto bene: il figlio Dan Fante.

 

“Sarà un libro di memorie riguardanti le vite di mio padre John e di me, suo figlio Dan. Parlerò della nostra relazione e delle nostre carriere come scrittori”, dice Dan Fante intervistato da ITALICnews.

 

John Fante è nato a Denver nel 1909, figlio di Nicola Fante un italiano emigrato in America da un piccolo paesino dell’Abruzzo, Torricella Peligna. Inizia a scrivere sin da giovane, anche se il successo arriva solo in tarda età. In Italia, addirittura, il grande pubblico lo scopre solo negli anni Novanta, cioè dopo la sua morte avvenuta nell’83.

 

A John, il paese italiano d’origine dedica annualmente il festival letterario “Il dio di mio padre”, arrivato quest’anno alla sesta edizione. La manifestazione avverrà il 19, 20 e 21 agosto e avrà un programma incentrato sulla letteratura, con una forte propensione per l’interdisciplinarità. La proposta culturale sarà multitematica, anche se ovviamente John Fante resterà il perno della kermesse.

 

Dan, il figlio di John, sarà ospite di Torricella in occasione del festival. Anche lui è uno scrittore apprezzato sia negli Stati Uniti che in Italia. Ma affermarsi non è stato facile per lui con un tal cognome sulle spalle.

 

“All’inizio è stato difficile, è vero, perché mi paragonavano sempre a mio padre”, dice Dan Fante. “Ma dopo qualche novella ho guadagnato il mio pubblico. Qualcuno mi considera un moderno Charles Bukowski, anche se non mi piace il paragone. Nel corso della carriera, le mie opere hanno ricevuto eccellenti critiche e oggigiorno io e mio padre siamo considerati due scrittori ben diversi”.

 

Chiamarsi Fante adesso non è più un problema. “All’inizio portare questo cognome è stato un ostacolo. Ma adesso che tanti paesi hanno pubblicato i miei libri è diventato un vantaggio”.

 

Torricella Peligna, piccolo paese di 1500 abitanti, ogni estate attira pubblico e ospiti di caratura internazionale nel nome di John Fante, ma questo non stupisce assolutamente il figlio Dan. “L’interesse per le radici di mio padre a Torricella sono forti, così come quello per il festival. Molto si deve agli sforzi di due uomini: il presidente dell’associazione culturale “Fanteria” Pietro Ottobrini e l’ex sindaco Davide Piccoli. Questi uomini hanno instancabilmente promosso il nome di mio padre. Il successo del festival è in gran parte dovuto a loro”.

 

Dan è statunitense a tutti gli effetti, ma ha ancora in Abruzzo qualche lontano cugino. Cosa è rimasto dentro di lui della sua terra d’origine? “Io sono un figlio dell’Abruzzo”, risponde con orgoglio Dan Fante. “Sento molto forte l’eredità familiare paterna nel mio sangue. Le genti d’Abruzzo sono gentili, genuine e senza peli sulla lingua. Le migliori persone al mondo”.

 

Valerio Pierantozzi
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