L’arte di fare i soldi

L’arte di fare i soldi

Ankara ha presentato il nuovo simbolo della lira turca. Ma come nasce il simbolo di una valuta? E una bella banconota? Ecco come la grafica disegna un’invenzione capitale

5 agosto 2011

0

Durante l’estate ITALICnews vi ripropone alcuni articoli usciti sui primi numeri del nostro mensile

 

“Money is just a type of information”. Questa mind grenade di Kevin Kelly campeggia nella prima memorabile doppia pagina che apre il numero di luglio 1994 della rivista Wired. L’immagine, creata da Erik Adigard, fonde virtuosisticamente i simboli grafici del marco tedesco e dello yen con l’ingrandimento di un dollaro statunitense, per formare la parola “money” sullo sfondo di quotazioni di borsa.

 

Non capita spesso che i simboli delle valute vengano progettati ex novo: dopo il glifo per l’euro del 1999, l’ultimo arrivato, nel luglio 2010, è quello per la rupia indiana, opera del giovane architetto D. Udaya Kumar, premiato con meno di 4500 euro come vincitore del concorso.

 

Ma tornando alla frase iniziale, è significativo che Adigard abbia voluto identificare tout court il denaro con una banconota. La banconota (moneta in forma di biglietto cartaceo, emesso in generale da una banca centrale) è parte della storia economico-finanziaria recente del mondo. L’istituzione del denaro tramite qualche “circolante” (tra cui la moneta metallica, battuta per la prima volta, secondo la tradizione, da re Creso nel VII secolo a.C.) è invece vicenda di lunghissimo periodo. Ed è oggetto della numismatica, che studia tutte le forme della moneta.

 

Come i francobolli, anche le banconote sono artefatti grafici estremamente comuni, soggetti a processi di produzione di massa e di alta specificità: il visual design delle banconote ha un ruolo determinante, veicola non solo denotazioni monetarie ma anche connotazioni iconiche, che rispondono alle diverse estetiche degli stati.

 

Nel capitolo 95 del Milione, Marco Polo descrive la “tavola” (la zecca o, meglio, la tesoreria) del Grande Kane: “Or sappiate ch’egli fa fare una cotal moneta com’io vi dirò. Egli fa prendere scorza d’un àlbore ch’à nome gelso [...], e cogliono la buccia sottile che è tra la buccia grossa e ‘l legno dentro, e di quella buccia fa fare carte come di bambagia; e sono tutte nere [...] E quando queste carte sono fatte, egli ne fa fare tutti li pagamenti e spendere per tutte le province e regni e terre ov’egli à segnoria”. Mentre dunque alla fine del Duecento nello smisurato impero di Qubilai Khan circola la “moneta de le carte”, in Europa mancano ancora quattro secoli prima del diffondersi delle banconote.

 

Anticipati da peculiari prototipi monetari, come le lettere di cambio e le tratte, i biglietti di banca compaiono soltanto a metà del Seicento. Secondo la tesi prevalente, è la Riksbank di Stoccolma a stampare banconote per prima, attorno al 1660. La banca però fallisce nel 1664, non riuscendo a far fronte alla richiesta pressante di convertirle in moneta metallica.

 

È fallimentare, nel primo Settecento, l’esperimento di John Law, un mago della finanza. Promette al duca d’Orléans, reggente di Francia, che la banconota diventerà “un nuovo tipo di moneta, migliore dell’oro e dell’ar- gento”. La storia gli dà torto, e il paese va in bancarotta.
Anni dopo, nella difficilissima temperie della nuova Repubblica, gli economisti della Rivoluzione francese fanno circolare dal 1789 gli assignats di carta. Emessi come titoli fruttiferi, rappresentano di fatto i primi esempi di banconote moderne, dal disegno sobrio e elegante, improntato al gusto neoclassico della famosa famiglia di editori, tipografi e disegnatori di caratteri Didot, che il nostro Giovanni Bodoni emulerà in condizioni privilegiate. Ma già nel 1796 il valore effettivo degli “assegnati” precipita al 4% del nominale, col risultato di una catastrofe economica.

 

Alcuni esiti grafici paradigmatici sorgono dalla mostruosa inflazione tedesca dopo la Grande Guerra. Nel 1923, ovvero due anni prima di disegnare il celebre carattere universal, Herbert Bayer disegna le banconote per la Turingia. Numerosi e straordinari sono anche i talenti (uno per tutti: Gustav Klimt) al servizio della zecca della Kakania, ovvero la monar- chia austroungarica, come la definì Robert Musil.

 

Ma è un’altra rovinosa inflazione a accompagnare un significativo redesign delle banconote, questa volta in Finlandia, dopo la sofferta indipendenza nel 1917. Eliel Saarinen (padre di Eero, anche lui architetto) disegna carta moneta e francobolli, e solleva un piccolo scandalo per la presenza di nudi nelle banconote. Nudi figureranno anche in quella da 100 markkaa del 1922, affidata al magistero di Karl Seizinger. Che ha spiegato di averle realizzate “con una tecnica speciale, del tutto diversa dall’usuale, poiché ho dovuto inciderle assecondando le esigenze del professor Saarinen, in modo che somigliassero al suo disegno a matita”.
È nata così, perigliosamente, un’elevata tradizione contemporanea di visual design per la “moneta di carta”, che nel secolo passato ha visto eccellere Olanda, Svizzera e Slovenia, prima del compromesso culturale delle banconote della valuta unica europea.

 

 

Questo articolo di Sergio Polano è uscito sul numero 1 di ITALIC.

 

© Riproduzione riservata

Privacy Autorizzo al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. 196/2003.
I dati saranno utilizzati per dare corso alla richiesta di abbonamento e non saranno ceduti a terzi. Leggi le note legali

* I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori

NOTA Per evitare messaggi inopportuni e spam, il commento non sarà immediatamente visualizzato.
La redazione provvederà a pubblicare i commenti al più presto, mentre i messaggi diffamatori, offensivi, razzisti e sessisti saranno eliminati.