Confezionare l’innovazione

Confezionare l’innovazione

Attivi e smart. Scatole e imballaggi conterranno informazioni utili per scegliere i prodotti (da ITALIC di maggio)

9 agosto 2011

0

Durante l’estate ITALICnews vi ripropone alcuni articoli usciti sui primi numeri del nostro mensile

 

Quanto tempo perdiamo al supermercato per controllare ogni volta la scadenza dei prodotti che vogliamo comprare? Presto forse non sarà più così. L’università di Glasgow sta infatti studiando una “scatola intelligente”: sarà direttamente la confezione a dirci quando il contenuto sta per scadere, cambiando colore.
Non è l’unica innovazione in fatto di packaging. Molti sono i nuovi studi in questo campo. Immaginiamo allora di fare un giro nell’ipermercato del futuro. Cosa troviamo? Ecco le confezioni di latte. Se guardiamo l’etichetta possiamo renderci conto delle indicazioni e delle condizioni di conservazione dell’alimento; ma è possibile ricavare molte più informazioni.

 

Possiamo venire a sapere quel che ci interessa sulla filiera di provenienza, e sulle condizioni dei pascoli al momento in cui le mucche sono state munte. Basta sfiorare col dito la voce Informazioni sull’origine. Ci sono anche le fotografie a corredo: vediamo pascoli e stalle modello. Se invece sfioriamo Informazioni sull’uso, compaiono una serie di indicazioni utili per conservare al meglio il prodotto, insieme a tutte le caratteristiche nutrizionali. Il latte per arrivare sullo scaffale è stato trasportato e movimentato: alla voce Movimentazione, l’addetto al carrello montacarichi ha già potuto leggere il modo corretto di impilare e immagazzinare le confezioni.

 

Con la voce Impronta ecologica facciamo invece altre scoperte. Il latte è arrivato in autocarro, percorrendo duecentoventi chilometri; a fianco c’è l’ammontare di co2 immesso nell’atmosfera. Calcoli complicati informano che quella confezione costa, in termini ecologici, l’equivalente della piantumazione di due piante e mezzo. Se decidessimo di fare una azione potenzialmente criminosa, come bucare il tetrapak con un ago, tutta la confezione cambierebbe colore diventando rosso acceso. Il packaging ha infatti attivato la funzione “evidenziazione di compromissione”.

 

Non stiamo parlando di fantascienza, ma semplicemente raccontando le ultime frontiere del packaging. Le confezioni intelligenti (intelligent packaging) sono in grado di seguire i movimenti di un prodotto e le sue interazioni con l’ambiente esterno, tenendo continuamente sotto controllo lo stato di conservazione e fornendo tutte le informazioni al consumatore.

 

Ma non esiste solo l’intelligent packaging. C’è l’active packaging: se ci spostiamo verso il vicino scaffale dei formaggi, troviamo confezioni “attive” in cui la pellicola di cellophane è predisposta per il rilascio di sostanze utili, per esempio, alla maturazione o alla conservazione del prodotto. Vi sono antiossidanti che dal velo di cellophane vengono rilasciati al momento opportuno per conservare meglio. Nello scaffale delle lattine di birra e bibite, invece, l’active packaging rilascia degli antimicotici sulle superfici in alluminio, in modo che non si crei muffa negli angoli. La pellicola delle confezioni di frutta può rilasciare gradualmente dell’etilene per controllare la maturazione dei prodotti.

 

Infine ecco lo smart packaging: invenzioni e modifiche funzionali del pack, che facilitano la fruizione o migliorano il nostro modo di consumare il prodotto.
Possono essere invenzioni tecniche, come l’ormai vecchio tappo nella confezione del pepe che, ruotando, lo macina, oppure soluzioni più raffinate, chimicamente evolute. Per esempio, confezioni che possono riscaldare o raffreddare il contenuto al momento del consumo. Il cappuccino diventa subito caldo quando apriamo la confezione; la birra raggiunge la temperatura ottimale nel momento in cui facciamo saltare la linguetta della lattina.

 

Food packaging, un libro di Luciano Piergiovanni e Sara Limbo che spiega in modo esaustivo tutti i servizi resi dai tre tipi di packaging, è uscito lo scorso anno per la casa editrice Springer. Siamo in presenza di confezioni che oltre a attrarre e coinvolgere il consumatore con colori, forme, rilascio di profumi e aromi, aggiungono anche una funzione di servizio. Con l’aiuto di tecnologie, in certi casi molto avanzate, si vogliono soddisfare tutte le esigenze e i dubbi, anche etici, del consumatore. Senza perdere il suo bell’abito attraente.

 

Il packaging si avvia verso un ruolo più maturo, capace di controbilanciare almeno in parte i ben conosciuti lati negativi: l’inquinamento, l’aumento dei materiali di scarto e lo spreco.

 

Questo articolo di Mauro Ferraresi è uscito sul numero 2 di ITALIC.

 

© Riproduzione riservata

Privacy Autorizzo al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. 196/2003.
I dati saranno utilizzati per dare corso alla richiesta di abbonamento e non saranno ceduti a terzi. Leggi le note legali

* I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori

NOTA Per evitare messaggi inopportuni e spam, il commento non sarà immediatamente visualizzato.
La redazione provvederà a pubblicare i commenti al più presto, mentre i messaggi diffamatori, offensivi, razzisti e sessisti saranno eliminati.