Aprire una libreria a Bruxelles

Aprire una libreria a Bruxelles

La storia della Piola Libri, ambasciata di nuova cultura italiana, e dei suoi due fondatori (da ITALIC di maggio)

12 agosto 2011

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Non ha un governo da quasi un anno e le divisioni tra fiamminghi e valloni ne mettono in dubbio l’unità. Eppure il Belgio sembra funzionare ugualmente. Così almeno sembra guardando, spritz in mano e nell’altra un libro, dalle vetrine di 66-68 rue Franklin, Bruxelles.

 

La Piola Libri è una delle poche librerie italiane all’estero. In Europa ce ne sono cinque o sei in tutto, compresa quella che Jacopo Panizza e Nicola Taricco, 37 e 40 anni, hanno aperto nella capitale belga. Da come ne parlano, più che un negozio di libri il loro sembra un centro culturale, una specie di sede indipendente per la diffusione della lingua italiana nel mondo.

 

Per la madrepatria la Piola fa in più da emporio commerciale, perché — come suggerisce il nome mutuato dalle osterie piemontesi — ai libri affianca un reparto vini e cibo. Un modo di fare divulgazione accessibile anche a chi l’italiano lo mastica soltanto.

 

Quando risponde, Jacopo è sempre impegnato con i clienti o i collaboratori. Al telefono non sa che lingua aspettarsi, se il francese locale, l’inglese delle organizzazioni o, come nel caso, la lingua di casa. Lo stesso accade in libreria, aperta a due isolati dalla sede della Commissione Europea. “La maggior parte dei clienti sono stranieri o coppie miste che comprano libri per bambini. Poi c’è un buon numero di italiani che vivono qui”, spiega a Italic.

 

Anche lui nove anni fa è arrivato a Bruxelles per lavorare in un’agenzia non governativa, dopo tre anni in giro da Modena a Londra passando per gli usa. “Ho una laurea in legge, ma mi sono stufato di quel lavoro di lobbying”. E frequentando l’enoteca di Nicola è arrivata l’idea.

 

Dal 2001 Nicola gestiva infatti una prima piola assieme a un altro socio. “Dico sempre che stavo andando ad Amsterdam e che la macchina si è rotta qui”, racconta il torinese, che in realtà a Bruxelles aveva parte della famiglia. Ma se Jacopo si era stancato della vita da lobbista, Nicola di lavorare ogni giorno fino a tarda notte. Così è nata tra loro la proposta di unire i libri al vino e iniziare da capo con qualcosa di più tranquillo, “per la gioia delle rispettive fidanzate”. Ora è difficile che i titolari si stanchino un’altra volta. Nel caso, non sarà per la nostalgia dell’Italia. “Ci torno spesso, ma per le vacanze”, dice Nicola.

 

Nel 2007 apre dunque la libreria wine bar Piola Libri, nei 150 metri quadri al piano terra di una casa in mattoni. Un investimento da 25-30mila euro a testa, molto meno di quanto sarebbe servito in Italia e, come di norma, con molti meno permessi da chiedere. Nicola continua a occuparsi dei prodotti enogastronomici per pranzi e aperitivi, mentre Jacopo di libri, presentazioni, mostre e concerti. Con loro lavorano altre sette persone, tutti arrivati dall’Italia.

 

“Il nostro obiettivo è dare un’idea della cultura italiana che non sia solo la pizzeria con la tovaglia a quadri. O la musica di Ramazzotti e della Pausini”, spiega Jacopo. “Presentare una cultura più vicina a quella europea, diversa da quella degli immigrati del dopoguerra”. Dopo poco più di quattro anni la Piola è un riferimento per gli artisti italiani in arrivo a Bruxelles, organizza concerti in altri locali e ospita autori affermati e molti emergenti. Anche perché, da sole, le vendite al minuto non bastano. La sfida è restare in contatto con l’Italia e le novità più interessanti.

 

La sera la libreria si riempie per l’aperitivo — “il nostro core business”, come dice Nicola. Lo spritz è il drink preferito. In Belgio nella ristorazione pesa l’eredità della passata immigrazione italiana. “I cuochi improvvisati della seconda generazione hanno un po’ screditato la cucina italiana, ma stiamo recuperando”. A sentire Nicola, il successo viene dalla scelta dei prodotti, e dal rigore: “Se vieni in Belgio è perché sei stufo di una certa approssimazione, no?” Lo stesso vale per la scelta dei libri.

 

Fuori dalle vetrine, Bruxelles è un’isola felice in cui neppure la crisi si è fatta sentire. “Quando la burocrazia si alleggerisce, è meglio per tutti”, dice Jacopo ricordando gli inizi della libreria. E se la cosa funzionasse anche per la politica? Non ricorda dove ha letto che dopotutto in Europa, tra parlamento comunitario e amministrazioni locali, si può fare anche a meno dei governi nazionali. “Tutto sommato qui le cose vanno avanti, e molto bene”, dice. Questa leggerezza, a Jacopo e Nicola in Italia la invidierebbero in molti, non solo i librai.

 

Questo articolo di Edoardo Bergamin è uscito sul numero 2 di ITALIC.

 

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