Un fotografo e la sua città

Un fotografo e la sua città

Bill Cunningham racconta la moda di New York. Fotografa le star senza riconoscerle. E ha fatto scuola (da ITALIC di giugno)

17 agosto 2011

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Durante l’estate ITALICnews vi ripropone alcuni articoli usciti sui primi numeri del nostro mensile

 

“Sarà stato il 1970, ero tra i fotografi che scattavano a una delle prime sfilate di Kenzo, credo alla Borsa di Parigi. Improvvisamente mi sono reso conto che avevo finito i rulli. Un braccio teso con un paio di Kodak mi ha salvato il lavoro. Il braccio era di Bill. È in questo modo che l’ho conosciuto”.

 

Così racconta Oliviero Toscani di Bill Cunningham, fotografo americano sul quale è uscito sugli schermi Usa un documentario dal semplice titolo: Bill Cunningham New York. Sì, perchè Bill e la sua città sono un tutt’uno.

 

Toscani racconta: “Un uomo generoso, di un’estrema gentilezza. Diventammo amici. E mi affidò un suo studio a Carnegie Hall”. Uno dei piccoli appartamenti nel tempio della musica classica e popolare, abitati da artisti, ballerini, bon-vivant senza un dollaro. Bill ha traslocato da poco, ma ha sempre vissuto lì. Un monolocale con bagno esterno in comune, frugale, come il suo stile di vita. Dorme su un pagliericcio, circondato da scaffali pieni di negativi (di digitale non se ne parla proprio) che ritraggono lo stile e l’eleganza dei newyorkesi, indipendentemente dalla loro classe sociale. Le maggiori fashion editor, ma anche i gruppi più underdog e alternativi.

 

“Bill conosce ed è conosciuto da tutti a New York”, prosegue Toscani. “Una specie di folletto sempre sorridente che mi ha introdotto, negli anni in cui sono vissuto a Manhattan, dal ’73 al ’76, alle avanguardie artistiche del tempo. Il Max’s Kansas City, Warhol, Keith Haring, Antonio Lopez, Lou Reed, Robert Mapplethorpe”.

 

Oggi i blog con le foto di street style spopolano, sono super cool, e i blogger sono celebrità da prima fila alle sfilate. Ma quest’uomo già nel 1978 pubblicava sul New York Times istantanee di gente come Marella Agnelli in pelliccia, o una riservatissima Greta Garbo, che passeggiano per le strade della città. Un uomo ossessionato dalla moda femminile fin dagli esordi come cappellaio, diventato poi giornalista e infine fotografo.

 

Ha documentato e documenta ancora, a più di 80 anni, con una giacca blu da lavoro, cosa vuol dire la moda quando esce dai negozi, dalle bancarelle, dai mercati. E in realtà non sono le celebrità che a lui interessano; e nemmeno le persone. Ciò che Bill registra sono proprio i vestiti.

 

Confessa candidamente di non andare al cinema e di non aver mai avuto una tv. Può essere quindi scusato se per lui non fa alcuna differenza se il soggetto è Sarah Fawcett, Angelina Jolie o un’anonima lady newyorkese. Ma si accorge dei loro splendidi look. Sul New York Times oggi si occupa di On the Street, rubrica in cui si concentra sui trend emergenti, e di Evening Hours, dove ritrae le serate della scena culturale della città. Conserva di conseguenza la più completa storia per immagini della moda sulle strade di New York: un patrimonio antropologico e culturale unico.

 

Una specie di “Weegee sartoriale”, come è stato definito, Cunningham si muove in bicicletta, senza preoccupazioni meteorologiche. E in più il suo stile austero si esprime anche durante la fashion week di Parigi. Mentre tutti i giornalisti del Times occupano le stanze dell’hotel Ritz, Bill preferisce soggiornare in una piccola ed economica pensione, senza telefono in camera. E la prenota spedendo una cartolina!

 

Nella sua modestia, racconta che non ha inventato niente: già nei primi anni del Novecento i fratelli Seeberger fotografavano le parigine eleganti alle corse dei cavalli a Longchamp. Foto da cui gli atelier si ispiravano per gli abiti da confezionare.

 

Un aneddoto racconta che quando Si Newhouse, tycoon di Condè Nast, comprò la rivista Details, Bill rifiutò di essere pagato per il lavoro che aveva già fatto per gli editori precedenti. “Vedi”, disse a un reporter, “se non prendi i soldi, non ti possono dire cosa devi fare. Il denaro è la cosa più conveniente; è la libertà che è la più costosa”.
La sua timidezza, manifesta e dichiarata, possiede elementi di poesia in un ambiente che vive di show-off, sgomitamenti e volgarità. Fotografia di moda senza snobberia: un piccolo miracolo.

 

Questo articolo di Tommaso Basilio è uscito sul numero 3 di ITALIC.

 

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