Gentili ascoltatori

Gentili ascoltatori

Intervista a Francesco Repice, il fantasista della radiocronaca. (da ITALIC di giugno)

22 agosto 2011

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Durante l’estate ITALICnews vi ripropone alcuni articoli usciti sui primi numeri del nostro mensile

 

Raccontare il calcio alla radio è forse uno dei mestieri più difficili. Dal 1960 lo fa Tutto il calcio minuto per minuto su Radio 1, trasmissione nota anche a quelli che il solo pensare al pallone fa venire l’orticaria. E trasmissione incubo per generazioni di fidanzate che hanno dovuto condividere i romantici fine settimana con le voci di Enrico Ameri e Sandro Ciotti. All’epoca la radiolina era l’unica possibilità per seguire l’andamento delle partite. Poi è arrivata la concorrenza della televisione, eppure Tutto il calcio è andata avanti imperterrita e ancora adesso, sotto la guida di Alfredo Provenzali e Riccardo Cucchi, è seguita da più di due milioni di ascoltatori a puntata, con punte di tre milioni.

 

Tra i motivi che rendono questo classico un evento immancabile c’è la voce di Francesco Repice, radiocronista non ancora conosciuto al grande pubblico, ma già oggetto di culto sui blog dei tifosi. Nato a Cosenza nel 1963, Repice è il Messi della radiocronaca, uno che potrebbe cogliere l’aspetto dinamico di una partita a scacchi. E che al matrimonio di Will e Kate sarebbe riuscito a donare un po’ di vitalità agli incartapecoriti invitati: “Ecco che Charles esce dalla macchina, è seguito da Camilla che lo marca stretto, ma Charles imbocca la navata centrale, scarta sulla sinistra il figlio Harry, è in progressione, a tu per tu con l’arcivescovo di Canterbury che gli copre lo specchio del pulpito, si decentra, attende l’arrivo sulla sinistra di David Beckham che però ha la spilla sulla destra, gaffe, l’arbitro concede il vantaggio, e allora riparte, vede Elton John al centro dell’area, lo serve con un tocco a rientrare, Elton, una finta, Elton, un’altra finta, carica il sinistro, parte il tiro, reeete, i Windsor sono in vantaggio per uno a zero, un gol meraviglioso”.

 

Riccardo Cucchi, capo redattore dei servizi sportivi di Radio 1, l’uomo che dopo Carosio e Ameri ha avuto l’onore di gridare “campioni del mondo” — che, giusto per rendere l’idea, è un po’ come essere il successore di Neil Amstrong e Buzz Aldrin — di Repice dice che per trovargli un difetto bisogna aspettare la fine della radiocronaca. Solo allora Repice si trasforma in un tipo distratto, capace di perdere il biglietto del parcheggio dell’aeroporto alle quattro del mattino. Ma se si parla di lavoro, Cucchi confessa di essere orgoglioso di Repice, che considera un punto di forza di Tutto il calcio, in grado di garantire la continuità e il rinnovamento della trasmissione.

 

Francesco Repice visto da Claudio Cassano

 

 

Ho telefonato a Repice per chiedergli come si diventa radiocronisti. “Come tutti quelli che parlano di calcio il mio sogno era fare il calciatore, ma purtroppo mi mancava il talento. La passione per il giornalismo invece me l’ha trasmessa Italo Moretti con le sue corrispondenze dall’America Latina. Ricordo ancora i resoconti dal Cile durante il colpo di stato di Pinochet. Alla redazione sportiva ci sono arrivato con un po’ di fortuna. Ero alla cronaca quando chiesi a Paolo Ruffini di passare allo sport. Ricordo che mi guardò come fossi un pazzo. Poi accadde che una collega dello sport decise di venire alla cronaca. Così trovai il cambio”.
Nelle tue radiocronache riesci a parlare per diversi minuti in un crescendo incalzante senza sbagliare un termine, intercalando il ritmo frenetico con “gentili ascoltatori”, un’espressione che riporta all’epoca eroica della radio.

 

Che tipo di preparazione fai? “La preparazione te la spiego così. Agli inizi dovevo presentare la rubrica sportiva al GR2 delle 12.30 e per farlo mi scrivevo quello che dovevo dire su un foglietto. Un giorno nel corridoio incontro Sandro Ciotti, per tutti noi una divinità, che mi chiede di fargli vedere il foglietto. Glielo porgo, lo legge e mi dice ‘bene, vai, vai pure’. Mentre mi avvio al GR2, dal fondo del corridoio sento la sua voce che grida ‘senti un po’, ma se ti danno da fare una radiocronaca di 90 minuti che fai? Te la scrivi tutta?’. Da allora non preparo più nulla. Diciamo che la radiocronaca mi viene spontanea”.

 

E già che hai citato Ciotti, meglio lui o Ameri? “Erano complementari, Ciotti era un grande intenditore di calcio e aveva la capacità di spiegarlo, Ameri era inarrivabile per la fluidità della narrazione. Io non sarò mai come loro”. Eppure i prodromi di un futuro tra i grandi ci sono, grazie al talento e alla passione per il calcio. “Per me lo sport sono undici da una parte, undici dall’altra e la palla in mezzo. Tutto il resto non esiste, a parte la boxe”. E allora attendiamo speranzosi il prossimo match del secolo — magari con protagonisti all’altezza di Sugar Ray Leonard e Marvin Hagler — a cui la voce di Repice farà da naturale accompagnamento.

 

Questo articolo di  Federico Confalonieri è uscito sul numero 3 di ITALIC.

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