Prossimamente al Narcocinema

Prossimamente al Narcocinema

Trafficanti di droga “riabilitati” sullo schermo e alla radio. In Messico arriva la censura. (da ITALIC di luglio-agosto)

24 agosto 2011

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Durante l’estate ITALICnews vi ripropone alcuni articoli usciti sui primi numeri del nostro mensile

 

Sinaloa, Messico. Esterno giorno. Un Hummer verde entra in campo e investe banconi di frutta. Un uomo scende dalla grossa macchina e, mitraglietta in mano, cammina verso un altro uomo. Tra i due spunta una valigia piena di dollari, cocaina e diamanti.
I diamanti sono veri. La produzione li ha ricevuti in prestito da Edgar “La Barbie” Valdez, uno dei narcotrafficanti messicani più ricercati al mondo. Che oltre ai diamanti ha dato 200 mila dollari per la realizzazione di “Braccio armato”, il film sulla sua vita. Tra le condizioni imposte al regista José Carlos Salinas c’erano alcuni ritocchi alla sceneggiatura per dare un volto più umano al protagonista, e l’obbligo di affidare il ruolo di Valdez all’attore Diego Dreyfus.

 

“La Barbie” ha un debole per l’arte. In passato ha sostenuto i Torrente Musical, leader band del “narco-corrido”, genere famoso nel nord del Messico, nel sud degli Stati Uniti e recentemente anche in Colombia, che presenta storie di trafficanti in chiave totalmente positiva. Proprio come in alcune regioni d’Italia, dove alcuni cantanti neomelodici celebrano i protagonisti del crimine; Lisa Castaldi, ad esempio, canta “Il mio amico camorrista”, ovvero un “uomo pieno di qualità, che rischia la vita e la libertà”.

 

Il Messico ha proibito a radio e tv di trasmettere le melodie smielate, un po’ country, un po’ latine del narco-corrido. A dare fastidio non è solo la prospettiva quasi eroicizzante, ma anche l’esasperazione della peggiore faccia del paese latinoamericano. Come se non bastassero le notizie dei giornali a causare il crollo del turismo (nel 2010 il flusso è sceso del 40%).

 

Per quanto riguarda i film, la censura riguarda i singoli titoli. L’ultimo caso è quello del giudice Blanca Lobo, che ha censurato alcuni passaggi del documentario Presunto colpevole sul caso del giovane José Antonio Zúñiga, condannato a 20 anni di carcere per omicidio ma poi dichiarato innocente.

 

La crescente attenzione delle autorità ha dato ossigeno ai “video-home”: film fatti con un budget di massimo 50 mila dollari, distribuiti in vhs e poi in dvd, con una settimana di pre-produzione, due di girato e una di montaggio. “Narcollywood” è ormai un genere cinematografico: nel 2010 ha prodotto più di 700 film, distribuiti in dvd masterizzati. Action movie, amori, strategie e fallimenti. Realtà dura e violenta, con una insospettabile piega d’umanità.

 

Già negli anni Settanta il“narco-cinema” era un genere di successo: uomini con stivali e cappellini di paglia sfidavano la legge, inscenavano combattimenti a fuoco, portavano avanti ingarbugliate storie d’amore. Erano produzioni ispirate alle ballate sui narcos allora regolarmente trasmesse alla radio. Il film Operación Marijuana (1985), la storia fuori e dentro il carcere di un famoso capo del narcotraffico, è un titolo di culto. Il regista Mario Hernández ha all’attivo più di 40 film in 30 anni di carriera – da El mexicano (1976) a Cementerio de papel (2007), sulla “guerra sporca” del narcotraffico in Messico negli anni Settanta.

 

Ma negli anni più recenti qualcosa è cambiato. La violenza della realtà ha superato quella dello schermo; i narco-film sono scomparsi dalle sale, tra le condanne verso un genere che arriva a celebrare i narcotrafficanti come eroi del loro popolo. Cosa che già avviene nella realtà, se è vero che Pablo Escobar è adorato come santo in alcune località della Colombia, dove finanziava coi soldi della cocaina scuole e centri sportivi.

 

Intanto, le case di post-produzione artigianali sfornano titoli a non finire: Coca Inc., Mafia en Texas, Caminos Sangrientos, El Muletas al 100. Ci sono anche fenomeni seriali: si attende la terza parte di El Baleado. Messi insieme, i titoli distribuiti su dvd vendono più dei film prodotti ufficialmente, ma lasciano tracce di sé anche nelle produzioni che contano.

 

Fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes sono apparsi Días de gracia di Everardo Gout e Miss Bala di Gerardo Naranjo. Il primo mescola storie di narcotraffico e calcio, con sequestri e violenza, a filare una trama rosso sangue. Il secondo film, invece, racconta la storia di un’aspirante reginetta di bellezza che diventa corriere della droga e schiava sessuale dei capi. La sceneggiatura è ispirata alla storia (reale) della modella Laura Zúñiga, finita in galera per i suoi legami con il cartel di Sinaloa.

 

Questo articolo di  Rossana Miranda è uscito sul numero 3 di ITALIC.

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