Anche No. Una giornata senza compromessi

Anche No. Una giornata senza compromessi

Sabato 3, a Torino, si svolge la prima edizione del festival Anche No: interamente autoprodotto, porta sulla scena italiana i nomi stranieri del post-rock

1 settembre 2011

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Ascoltare un concerto alle due di notte, addormentandosi su poltrone gonfiabili. Oppure un gruppo di band emergenti all’interno di un parco. E insieme a due mummie.

Con Anche No, festival musicale alla sua prima edizione, a Torino è possibile farlo questo sabato, 3 settembre.

 

Anche No è di sicuro una rassegna particolare. Per la selezione degli artisti, che propone realtà lontane dai nomi tipici delle rassegne rock, ma anche per i modi. L’evento dura un solo giorno, dal pranzo di sabato alla mattina successiva, e anima tre luoghi diversi (un parco, un ex fabbrica e un museo) proponendo a chi vorrà seguirlo di spostarsi per la città, mangiare e anche dormire assieme durante lo sleeping concert finale. Chiude il programma la colazione.

 

Ai tre concerti organizzati dalla Associazione Anche No partecipano artisti della scena post-rock e d’avanguardia, con ospiti da Islanda (Johan Johannsson) e Inghilterra (Steven Stapleton), oltre ad alcuni dei gruppi cittadini più innovativi (Larsen, Antianti, Niagara). A organizzare e produrre il festival è un gruppo di sei giovani professionisti, tutti attorno ai trent’anni ma con esperienze decennali nel settore discografico.

 

Per loro, come spiega Chicca Vancini, direttrice artistica insieme a Dario Colombo e Fabrizio Modonese Palumbo, oltre all’offerta musicale è stato importante il metodo. “L’idea di Anche No è rendere accessibile un genere musicale considerato impegnativo”, dice Vancini. “Pensiamo di rispondere a una necessità di tanti giovani appassionati, che hanno voglia di ascoltare qualcosa di nuovo”.

 

Il senso dell’evento sta già nel titolo. Anche No è un nome arrivato un po’ per caso, racconta Chicca Vancini, ma che testimonia lo spirito dell’evento caratterizzato da un certo rifiuto rispetto ai compromessi. “Cerchiamo di non proporre un festival con i nomi consueti della scena rock, ma di coinvolgere in un progetto persone che la pensano come noi”, dice l’organizzatrice. “Abbiamo anche rifiutato l’unica sponsorizzazione che ci hanno proposto, perché ci avrebbero obbligato a cambiare una delle location”.

 

Così il festival, organizzato in due mesi, è interamente autoprodotto. Gli organizzatori sperano di coinvolgere almeno un migliaio di persone.

 

Protagoniste del festival sono anche le due mascotte. Due mummie animate con le fattezze di Raffaella Carrà e Little Tony, che si sono aggirate per la città nei mesi passati per promuovere l’evento.

Ai concerti saranno presenti anche loro, a impersonare quello spirito sanremese che il festival vuole appunto rifiutare.

 

Edoardo Bergamin

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