Spegnere il fuoco, con l’elettricità.

Spegnere il fuoco, con l’elettricità.

Ludovico Cademartiri, ricercatore a Harvard, studia modi innovativi per controllare le fiamme

17 settembre 2011

0

Capita a volte, a chi è bravo e magari anche un po’ fortunato, di ritrovarsi in un posto speciale a fare un lavoro speciale. Per Ludovico Cademartiri, chimico trentaduenne di Parma, quel posto è Harvard, dove è arrivato quasi tre anni fa.

 

“Sono entrato nel gruppo di lavoro di George Whitesides al Dipartimento di fisica e chimica – racconta a Italic – dove un team di quarantacinque scienziati composto da chimici, fisici, biologi e ingegneri ha l’obiettivo dichiarato di sviluppare gli strumenti della curiosità”.

 

Da quando lavora a Boston, Cademartiri si è dedicato alla robotica, alla nano-fabbricazione e a esplorare i fenomeni che regolano le interazioni fra molecole. Una sperimentazione continua, da cui non sempre si sa che cosa aspettarsi: “Spesso conduciamo esperimenti inconsueti che portano a osservazioni altrettanto inconsuete. E a volte succede di essere con ogni probabilità la prima persona al mondo ad avere osservato una certa reazione chimica”. Sono piccole scoperte che sul momento sembrano fini a sé stesse, ma che un giorno potrebbero portare a innovazioni.

 

In particolare, il giovane ricercatore di Parma si è occupato di studiare le fiamme “dal di dentro” e le loro possibili interazioni con l’energia elettrica, per trovare modi alternativi di controllare il fuoco. “A partire dalla Rivoluzione industriale abbiamo perso gran parte della familiarità con le fiamme”, spiega Cademartiri. “Abbiamo racchiuso il fuoco in contenitori metallici, come fornaci o motori, dove è invisibile al pubblico. Per questo abbiamo ancora molto da imparare in questo campo”.

 

La maggior parte dei combustibili, bruciando, produce cariche elettriche. Cademartiri e gli altri membri del gruppo di ricerca di Harvard hanno sperimentato l’uso di campi elettrici statici che, interagendo con le cariche prodotte dalla combustione, permettano di controllare le fiamme.

 

Secondo Cademartiri, è ancora presto per immaginare che i pompieri di domani vadano in giro solo con un generatore elettrico sulla schiena e mettano da parte le manichette dell’acqua (“Siamo ancora in piena sperimentazione”): ma gli studi continuano, avvicinandosi a una miglior comprensione di questo tipo di fenomeni. Chissà che non arrivi qualche sorpresa positiva.

 

Harvard è il luogo ideale per un ricercatore. Per arrivarci Cademartiri è partito da Scienza dei Materiali all’Università di Parma. “Un corso meraviglioso: mi ha aperto la mente e mi ha dato una preparazione solida in chimica e fisica”. Il percorso accademico in Italia però non lo interessava, né una carriera nei laboratori per l’industria.

 

Non rimaneva che provare all’estero, in Canada e negli Stati Uniti. “Ho scoperto che in Nordamerica le tasse universitarie (circa 40mila dollari) le paga il tuo professore di dottorato – spiega – e che al ricercatore spetta uno stipendio mensile di circa duemila dollari”. Per fare un paragone, la maggior parte delle borse di studio in chimica finanziate dalle univer- sità italiane è fra i 1000 e 1200 euro.

 

Nel 2008 Cademartiri parte come dottorando per Toronto, dove rimane per un paio di mesi prima di raggiungere Harvard. “Pensavo di tornare in Italia a fine dottorato, sperando nel miglioramento delle condizioni per la ricerca nel nostro paese sarebbero migliorate”. Quel momento non è ancora arrivato. A oggi, le opportunità in Italia non offrono a Cademartiri le garanzie trovate oltreoceano in termini di indipendenza scientifica, fiducia, fondi a disposizione e anche di stipendio.

 

Il ritorno è rimandato. Un posto speciale come Harvard, però, a volte capita anche di lasciarlo. Qualche giorno dopo l’intervista, Cademartiri ha svelato a Italic di aver vinto una cattedra all’Iowa State University. Da gennaio dell’anno prossimo guiderà un suo gruppo di ricerca, nel dipartimento di Scienza dei Materiali. Ha già annunciato di voler valutare candidature di giovani ricercatori e dottorandi da tutto il mondo. Le iscrizioni sono aperte.

 

 

Matteo Acmè


Foto: Fire n.27, Jyrki Parantainen (courtesy Gallery Taik, Helsinki)

 

(Questo articolo è uscito sul numero 5 di ITALIC, in edicola dal 3 settembre)

© Riproduzione riservata

Privacy Autorizzo al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. 196/2003.
I dati saranno utilizzati per dare corso alla richiesta di abbonamento e non saranno ceduti a terzi. Leggi le note legali

* I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori

NOTA Per evitare messaggi inopportuni e spam, il commento non sarà immediatamente visualizzato.
La redazione provvederà a pubblicare i commenti al più presto, mentre i messaggi diffamatori, offensivi, razzisti e sessisti saranno eliminati.