Da “Conosci te stesso” a “Fatti conoscere dalla rete”

Da “Conosci te stesso” a “Fatti conoscere dalla rete”

Lo studioso dei media Derrick de Kerckhove oggi a Torino per gli Stati Generali della Cultura Popolare. Parla di social network e tradizione orale

22 settembre 2011

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Da popolare a Pop, come l’arte delle avanguardie e la musica commerciale. Ma dietro le proposte della comunicazione di massa e digitale la cultura delle tradizioni locali è sopravvissuta.

 

Gli Stati Generali della Cultura Popolare si interrogano a Torino sul suo ruolo ai tempi della Rete. L’incontro che oggi 22 settembre apre i tre giorni di dibattito organizzati dalla Rete Italiana di Cultura Popolare va dritto al punto: dai riti ai social network, qual è oggi la cultura popolare contemporanea?

 

 

A rispondere c’è Derrick de Kerckhove, collaboratore di Marshall McLuhan a Toronto e oggi sociologo della cultura digitale a Napoli. “Con i nuovi mezzi di comunicazione abbiamo assistito a un completo rovesciamento della dimensione sociale”, dice il filosofo a ITALICnews. “Tecnologie e social media riducono le possibilità d’interazione faccia a faccia, ma in questo modo hanno ridato valore proprio all’oralità classica”. È una questione matematica: meno si parla di persona, più quei dialoghi avranno valore.

Un motivo in più per comprendere oggi la funzione del discorso orale.

 

 

Insieme agli Stati Generali, dal 23 al 25 settembre si terrà la terza edizione dell’OP Festival, la rassegna internazionale dedicata all’oralità popolare. De Kerckhove dà la sua lettura sul tema, a partire appunto dai comportamenti sul web.

 

“La Rete permette a molti di evitare l’interazione diretta e i riti sociali”, spiega il belga naturalizzato canadese citando come esempi i siti di incontri e Chatroulette (dove gli utenti collegati via webcam hanno contatti tra loro in modo casuale). “Così le informazioni importanti rimangono le frasi dette faccia a faccia: nessuno lascerebbe la propria ragazza su Facebook, Skype o attraverso un sms o una mail”.

 

 

Il più celebre studioso dei media, quel Marshall McLuhan con cui de Kerckhove ha collaborato a lungo, negli anni Sessanta parlava di un ritorno alle logiche dell’oralità grazie ai nuovi mezzi di comunicazione. Le logiche della tribù di cui parlava — da cui il celebre slogan del “villaggio globale” — sono ancora valide, ora però il web sociale funziona soprattutto tramite messaggi scritti.

 

“Oralità significa spontaneità e apertura”, dice de Kerckhove. “Oggi in Rete tutto rimane archiviato, esiste traccia delle nostre comunicazioni. Per questo la rete è pericolosa, perché nega il diritto all’oblio”. In altre parole, non concede “omertà elettronica”.

 

 

Rimane da capire come questa “oralità virtuale” influisca sui modelli sociali tradizionali, di cui Stati Generali e festival si interessano. Secondo de Kerckhove, le nuove tecnologie non li contraddicono, ma si aggiungono loro. È vero però che molti ragazzi vivono sempre più “attraverso lo schermo”. La cosa riguarda la loro crescita personale e il fare comunità.

 

“Sui social network l’impegno più forte è verso la pubblicazione del sé, verso il mostrarsi nel modo migliore, piuttosto che verso una crescita personale anche dolorosa”, spiega il filosofo sociologo. “Si è passati dal ‘Conosci te stesso’ dei greci al ‘Fatti conoscere dalla tua rete di amici’”.

I media sociali propongono così un nuovo modello per creare identità comuni. Non sostituiranno i modelli precedenti, ma semplicemente li trasformeranno. Ne è convinto de Kerckhove, e lo sperano gli organizzatori che al mantenimento della cultura popolare lavorano sul territorio.

 

 

 

L’incontro su Modelli di socialità e di appartenenza: dal rito ai social network. La cultura popolare contemporanea apre oggi, giovedì 22 settembre, i tre giorni degli Stati Generali della Cultura Popolare. Dalle ore 15 al Salone degli Svizzeri di Palazzo Reale (Piazzetta Reale 1) ne discuteranno oltre a Derrick de Kerckhove, Paolo Maria Ferri, Gian Luigi Bravo e Licia Viscusi.

 

Edoardo Bergamin

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