Una bambina buona. Ma molto arrabbiata

Una bambina buona. Ma molto arrabbiata

L'illustratrice Chiara Rapaccini, in arte RAP, mette in mostra “La bambina buona”, il suo primo romanzo per grandi

30 settembre 2011

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La bambina buona è arrabbiata, anzi, è proprio incazzata. E ha pronto un libro, raccontato anche da una mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma, per rifarsi delle bonarie angherie che gli adulti le hanno inflitto lungo tutta la sua crescita.

 

Dopo quindici romanzi e sessanta libri per bambini, Chiara Rapaccini (che ogni mese pubblica su ITALIC una tavola della serie “Amori sfigati”) ha scritto per Sonzogno, La bambina buona, memoir tragicomico che ripercorre la sua vita.

 

“È un romanzo illustrato – spiega RAP a ITALICnews – in cui racconto la mia storia e quella di nonni, genitori, compagni, fino alle cameriere e mia figlia”. Ricordi di bambina, di “eterna bambina”, accompagnati dalle foto dell’epoca, da illustrazioni e da ritratti realizzati ad anni di distanza.

 

Il 1 ottobre il libro prenderà vita all’Atelier di Palazzo delle Esposizioni di Roma con “una mostra di fantasmi” (fino al 30 ottobre, ingresso libero): quattordici grandi tele appese come tende che riproducono le foto de “La bambina buona” su cui Chiara Rapaccini dialoga con i protagonisti della sua vita usando la tempera e i fumetti. Non solo, i visitatori saranno anche immersi nell’infanzia di RAP, filmata dal padre con la sua 8mm, e proiettata nelle sale dell’esposizione.

 

 

Il 4 ottobre invece è il giorno della presentazione ufficiale del libro, sempre al Palazzo delle Esposizioni. Accanto all’autrice Davide Riondino e Tatti Sanguineti: “Mi aiuteranno a ricostruire due tappe fondamentali della mia vita – racconta Rapaccini – Con Davide facevo parte di un gruppo rock, a Firenze nel 1974, il Collettivo Victor Jara. Insieme ricorderemo la nostra adolescenza, eravamo giovani, eravamo comunisti”.

 

“Tatti Sanguineti, grande esperto di cinema, segna invece il mio arrivo a Roma”, ricorda l’illustratrice. “Avevo 19 anni, e ho seguito Mario Monicelli a Roma, in un città e un ambiente totalmente nuovo e difficile. Ma fondamentale per la mia vita”.

 

La ragazza di provincia, come si definisce, arrivò nella capitale del grande cinema di Mastroianni e Tognazzi, fra paure inespresse e idee “compagne” che cozzavano con quel mondo così diverso e lontano dalla Firenze comunista degli anni Settanta.

 

Con il libro i sentimenti di allora “oggi vengono fuori, in forma di dialogo con il passato”.
La bambina buona è finalmente cresciuta.

 

 

Matteo Acmè

 

 

Foto: Filippo Trojano


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