Periferie: come crescono le gang di latinos

Periferie: come crescono le gang di latinos

ITALIC ha già raccontato le bande di Milano e Torino. Un fenomeno ormai giunto anche in provincia

10 ottobre 2011

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Il segnale della loro presenza è una scritta sui muri della città: “Almighty Latin Kings Nation”, ovvero l’onnipotente nazione dei Latin Kings, una gang di ecuadoregni, una “pandilla” che spesso compare quando ci sono risse, piccoli furti, a volte qualche coltellata.

 

ITALIC aveva già raccontato la situazione delle bande di giovani latinoamericani a Milano e Torino nel numero di maggio. Successivamente Oswaldo Boy, presidente della Comunità dei peruviani in Europa e responsabile dell’associazione Hatun Wasi, “Grande Casa” in quechua, a Torino, ha spiegato così la realtà di Genova.

 

“Lì hanno grossi problemi – ha detto – “C’è una gang di ecuadoregni molto forte e ben organizzata che dà diversi problemi alla polizia. Il fatto è che nessuno, nel capoluogo ligure, si è mai veramente occupato dei problemi legati all’immigrazione dal Latinoamerica, dalle difficoltà per il ricongiungimento familiare alla defezione scolastica dei giovani”.

 

La banda a cui si riferiva Boy sono i Latin Kings che, come raccontato oggi dal Secolo XIX, si sono ormai spinti anche in Riviera, in centri più piccoli come Chiavari, Lavagna e Sestri Levante. Secondo il quotidiano le gang della provincia sarebbero diretta emanazione di quella genovese, al centro della loro espansione ci sarebbe lo spaccio di droga.

 

Così le scritte dei latinos sono arrivate anche nelle piccole città, e la pandilla ha iniziato a reclutare anche giovani dominicani, peruviani, cileni e italiani, che si ritrovano lontano dai caruggi e dagli stabilimenti balneari per i turisti.

 

Fideito, ecuadoregno di vent’anni che vive in provincia di Milano, ha spiegato a ITALICnews i motivi che spingono un ragazzino, spesso sui 13-14 a unirsi a una gang. “Prima di tutto per non sentirci esclusi”, aveva detto il ragazzo. “Per noi il gruppo era soprattutto un modo per parlare dei nostri problemi, spesso familiari, e della solitudine che provavamo in questo Paese”.

 

A volte, questo sentimento di unione sfocia in piccoli crimini e risse che ormai fanno parte della vita di periferia delle nostre città. Anche quella di provincia.

 

Matteo Acmè

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