Immaginare una città fertile

Immaginare una città fertile

Alla Cattolica di Milano, la proposta dell'Alta Scuola per l'Ambiente in vista dell'Expo 2015: verde, tecnologie e soprattutto partecipazione dei cittadini.

8 novembre 2011

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Le hanno dato tante definizioni: la città è diffusa, smart, invisibile, a seconda di casi e discipline.

 

All’Università Cattolica di Milano, a fine ottobre un convegno dell’Alta Scuola per l’Ambiente ha riproposto un’altra espressione, la città fertile, sperando che l’idea possa attecchire in città in vista dell’Expo 2015.

“Parliamo di uno sviluppo integrale, dove la crescita economica e culturale possa coniugarsi alla realizzazione della persona e della comunità sul territorio”, spiega Pierluigi Malavasi, direttore dell’ASA. “È un modello insieme urbano e culturale, pedagogico e sociale, per pensare a una città non solo sostenibile ma anche con un’anima”. Fertile, perché capace di generare dal basso processi e buone pratiche.

 

Al centro dell’idea, studiata dal master in Sviluppo umano e ambiente della scuola con sede a Brescia, sta proprio il coinvolgimento dei cittadini e di tutte le parti interessate (istituzioni e imprese innanzitutto) nella gestione della città. È questo il principale responsabile insieme a innovazione tecnologica e politiche ambientali di una svolta positiva nella gestione delle città. “A fare la differenza — dice Malavasi — sono le risorse umane: senza radici profonde, i vari progetti in città sono destinati a non incidere”.

Per questo una delle studenti, Stefania Fontana, nelle sue ricerche insieme all’Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio milanese sta ad esempio studiando nuovi strumenti di partecipazione per potenziare l’efficacia delle politiche ambientali nei trasporti.

Anche questo è uno dei modi per rendere più fertile la città.

 

Oltre alla formazione, la Scuola collabora con gli enti locali portando le proposte del gruppo di studio. Sulla scena urbana, la priorità rimane la necessità di spazi migliori. “Innanzitutto dobbiamo operare a tutela del paesaggio e del verde: il riscatto di orti urbani, piccoli parchi e micro-spazi spontanei possono restituire un’idea di una città fertile”, spiega il professore di pedagogia. “D’altro canto ci sono i grandi luoghi e le costruzioni degli architetti ‘più illuminati’”.

Tra i due estremi c’è però lo spazio delle scelte e degli stili di vita — possibilmente “sobri”, come dice Malavasi. In questo caso la città fertile è la dimensione del cibo a chilometri zero, della mobilità sostenibile, delle scelte tecnologiche a favore dell’ambiente.

 

Fondi permettendo, nei prossimi anni Milano vivrà con l’Expo un’occasione di cambiamento notevole, con un piano improntato alla compatibilità ambientale. L’obiettivo dei promotori del convegno (l’ASA e il gruppo di ricerca ExpoLAB) è che le attese si traducano davvero in maggiore qualità di vita. Nonostante un evento per definizione “calato dall’alto”.

Come spiega il direttore dell’Alta Scuola per l’Ambiente, “con l’Expo la grande scommessa è proprio questa: che la responsabilità sociale di impresa e la partecipazione comunità locali possano saldarsi”.

 

 

Edoardo Bergamin

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