Dove va il web: partecipazione e intelligenza collettiva

Dove va il web: partecipazione e intelligenza collettiva

Lunedì 14 novembre il World Wide Web compie 20 anni. Intervista a Alberto Cottica, autore di Wikicrazia, che a Roma parteciperà a Happy Birthday Web

11 novembre 2011

4

“Ho iniziato a usare Internet prima dell’arrivo del web. Direi che sono un adopter molto early”. Alberto Cottica, economista ed esperto di politiche pubbliche e collaborative online, era all’Università in Inghilterra quando l’e-mail rivoluzionò, semplificandolo, il suo modo di lavorare e comunicare con i colleghi.

 

Poi nel ’93 a Bologna è stato uno dei primi in Italia a lanciare un sito web per una sua piccola azienda, Eco&Eco, firmando un contratto con CINECA, il centro interuniversitario di calcolo del nordest. . “Ho sempre vissuto il web in modo molto utilitario, cercando di sfruttarne le potenzialità. Negli ultimi 8-10 anni poi il mio entusiasmo è cresciuto ancora: siamo passati da una Rete che ti permetteva di parlare comodamente con i tuoi contatti, a una che ti consente di parlare con tutti”.

 

Nel 1991, nei laboratori del CERN di Ginevra, Tim Berners-Lee inventò il web. Lunedì 14 novembre il WWW compirà vent’anni. A Roma, al Tempio di Adriano, sarà una giornata di interventi (dal titolo “Happy Birthday Web”) a cui parteciperanno i protagonisti della Rete, fra cui lo stesso Berners-Lee, e Alberto Cottica.

 

Cottica, autore del libro Wikicrazia, parlerà degli strumenti offerti dal web in termini di possibile collaborazione fra i cittadini e le istituzioni. “Ormai parlare di democrazia partecipata online non è più roba da visionari – spiega – I progetti che funzionano sono tanti, in giro per il mondo. È ora di passare all’azione anche in Italia”.

 

Solo nell’Unione Europea sono fra gli 1 e i 2 milioni i siti web in qualche modo gestiti o partecipati dal settore pubblico: “Immaginiamo se ognuno di questi portali iniziasse un dialogo costruttivo con i cittadini, cambierebbe totalmente il modo di gestire la cosa pubblica”.

 

Questo significa interrogare i cittadini sulle scelte, non chiedendo loro di aprire il libro dei desideri, ma presentando misure e possibilità concrete: ad esempio, “Abbiamo da costruire un parco: con questo tipo di risorse e questi vincoli. Possiamo scegliere fra queste possibilità: cittadini, a voi la parola”.

 

“Fra la cittadinanza ci sono sempre professionalità molto competenti, in grado di arricchire il lavoro delle istituzioni”, dice Cottica. Il succo è che non tutti devono partecipare al dibattito online, ma tutti devono poterlo fare. “Poi, certo – continua l’economista – possiamo tenerci la democrazia rappresentativa come è adesso. Ma che almeno sia una scelta dichiarata e consapevole”.

 

Un progetto molto interessante a cui collabora Cottica è Critical City: sorta di gioco online in cui gli utenti (circa diecimila) devono svolgere delle missioni nel “mondo reale”, documentarle e condividerle con la comunità di giocatori. Per ogni missione compiuta riceveranno un punteggio.

L’idea è “trasformare la città in un campo da gioco”, nella convinzione che abbracciare la gente per strada, fare un picnic sul marciapiede, installare sedie colorati in punti panoramici, trasformi profondamente il tessuto urbano. Magari coinvolgendo anche i cittadini-non giocatori.

 

Il web, dunque, come partecipazione. Una tendenza che secondo Alberto Cottica è destinata a evolversi ancora: “Nel prossimo futuro il web modificherà definitivamente il nostro modo di essere intelligenti. Già ora, ci permette di condividere, e di fatto moltiplicare, le nostre conoscenze con quelle di chi è connesso in Rete”.

 

Nei prossimi anni quindi il web e Internet saranno sempre più sinonimo di intelligenza collettiva: le agenzie specializzate di Nazioni Unite e Unione Europea stanno appunto lavorando sui modi di incentivare questo processo. “Presto – dice Cottica – supereremo tutte le questioni legate alla proprietà intellettuale. La conoscenza sarà socializzata per default”.

 

Lavorando con un progetto del Consiglio d’Europa, l’economista italiano, ha notato che questa tendenza, questa porosità fra il pubblico e il privato, si ritrova anche al di fuori della rete. La si incontra, ad esempio, nella tendenza dei giovani europei a cercare nuovi spazi abitativi che superano l’idea dell’appartamento per vivere (anche) in spazi comuni (la cucina, una sala per le feste), condivisi, socializzati.

 

La spinta è quindi verso una specie di “neocomunitarismo su scala globale”, tanto online che in città. Uno spazio intermedio che si crea fra quello privato e quello pubblico. Uno spazio tutta da vivere e una prospettiva affascinante, da scoprire e a cui contribuire.
Buon compleanno, Web!

 

Matteo Acmè

 

© Riproduzione (non) riservata

Privacy Autorizzo al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. 196/2003.
I dati saranno utilizzati per dare corso alla richiesta di abbonamento e non saranno ceduti a terzi. Leggi le note legali

* I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori

NOTA Per evitare messaggi inopportuni e spam, il commento non sarà immediatamente visualizzato.
La redazione provvederà a pubblicare i commenti al più presto, mentre i messaggi diffamatori, offensivi, razzisti e sessisti saranno eliminati.

  • Osvaldo scrive:

    Bella intervista! Questo sito mi stupisce ogni giorno di più. Bravi!

  • Alberto Cottica scrive:

    Grazie dell’articolo, molto bello. Un’inesattezza: la mia azienda di allora (Eco&Eco – Economia e Ecologia, tuttora esistente) fu nel primo gruppo di dodici siti web messi online con la prima offerta commerciale del CINECA, il centro interuniversitario di calcolo del nordest. Non so quali altri ISP offrissero siti web nel 1994 in Italia, nè quanti clienti avessero: ma non credo che quei dodici fossero i primi in Italia! E comunque erano i primi commerciali, credo che qualche università avesse già siti web.