Architetti giovani, italiani e di successo

Architetti giovani, italiani e di successo

Dopo i riconoscimenti internazionali, uno studio di trentenni vuole riaccendere il dibattito sul significato dell'architettura nel nostro paese

21 novembre 2011

0

C’è una nuova generazione di architetti che avanza. Con idee chiare e voglia di sperimentare, aperti all’Europa ma vogliosi di portare avanti la tradizione dello stile italiano, che hanno imparato all’Università e oggi applicano in importanti progetti.

 

Ne fa parte il gruppo composto da Michel Carlana, Luca Mezzalira, Curzio Pentimalli, Riccardo Sanquerin. Che gestisce diversi cantieri fra le province di Padova e Treviso e ha vinto anche prestigiosi bandi internazionali. Progettisti attorno ai trent’anni che hanno come primo obiettivo quello di rilanciare il dibattito sull’architettura italiana.

 

“Abbiamo ereditato tre decenni di edilizia incontrollata, soprattutto in provincia – dice Michel Carlana a ITALICnews– in cui si lasciava da parte la qualità per guadagnare tanto e costruire in fretta”. Un’impostazione che non funziona più: “È tempo di riportare un po’ di buonsenso nell’architettura italiana, recuperare quella trasversalità che caratterizzava il Made in Italy negli anni Cinquanta”.

 

Trasversalità significa compresenza, in fase di progetto e di realizzazione, di attenzione per struttura, architettura ma anche design ed elementi artistici. Buonsenso invece è la capacità di far dialogare le nuove costruzioni con il contesto, che vuol dire praticare un’architettura “sostenibile” nel senso più completo del termine: adeguata tanto alle necessità dell’ambiente circostante quanto alle possibilità del committente.

 

“Non si tratta di una riflessione teorica – spiega Carlana – Ma di un modo di operare che funziona: anche in un periodo difficile come questo noi abbiamo tanto lavoro, siamo ottimisti”.

 

Nella pratica, il buonsenso diventa la capacità di pensare ai bisogni già in fase di progettazione. E, ad esempio, ragionare su come esporre al meglio una casa al sole, prima di prevedere l’installazione di pannelli solari per riscaldarla.

L’esempio è sempre quello degli architetti degli anni Cinquanta, dice Michel Carlana, quando con pochi elementi ricombinati in modo innovativo e budget ridotti, si ottenevano risultati di grande valore.

 

E questi architetti trentenni hanno già raggiunto traguardi importanti. L’anno scorso hanno vinto un concorso internazionale, battendo la concorrenza di più di 160 studi, per ideare e costruire la nuova biblioteca di Bressanone, il progetto Kulturbaum.

 

Poche settimane fa, invece, lo studio ha vinto il bando, anche questo internazionale, per realizzare un parco sportivo a Les Bois nella Svizzera del Nord, con un progetto aperto sulla piazza principale della città che permetterà un continuo dialogo fra la nuova struttura e quelle vecchie.

 

“Non siamo gli unici a lavorare in questo modo – sottolinea Carlana – Per questo vogliamo portare avanti una riflessione seria sul significato dell’architettura oggi”. Un dibattito da seguire con attenzione, probabilmente presto modellerà l’aspetto delle nostre città e delle nostre case.

 

Matteo Acmè

 

Foto: l’elaborazione grafica del progetto di Les Bois, in Svizzera

 

© Riproduzione riservata

Privacy Autorizzo al trattamento dei dati personali ai sensi dell'art.13 del D.Lgs. 196/2003.
I dati saranno utilizzati per dare corso alla richiesta di abbonamento e non saranno ceduti a terzi. Leggi le note legali

* I campi contrassegnati da asterisco sono obbligatori

NOTA Per evitare messaggi inopportuni e spam, il commento non sarà immediatamente visualizzato.
La redazione provvederà a pubblicare i commenti al più presto, mentre i messaggi diffamatori, offensivi, razzisti e sessisti saranno eliminati.