SUL MENSILE

È un gioco da ragazzi.

È un gioco da ragazzi.

Un regista in ascesa racconta una generazione di Sfiorati. Il nuovo film di Matteo Rovere, mercoledì 22 febbraio la presentazione ufficiale a Roma

di Nicola Roumeliotis

ITALIC N. 8

Dicembre/Gennaio 2011

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Nel 2008, a 26 anni, Matteo Rovere ha firmato il suo primo lungometraggio e ha scatenato il finimondo. Il film, Un gioco da ragazze, una pellicola sulla giovinezza perduta tratto dal romanzo di Andrea Cotti, incassò un perentorio “Vietato ai minori di 18 anni”. Non si sa come andrà a finire con il film di prossima uscita, Gli sfiorati, tratto dal libro di Sandro Veronesi e presentato a ottobre al London Film Festival. Nelle sale italiane arriva il prossimo 2 marzo e nel cast vede Asia Argento, Massimo Popolizio e Claudio Santamaria.

 

Nel film, che racconta la breve convivenza di due fratellastri (Mète e l’adolescente Belinda) che si conoscono a malapena, Rovere conferma l’interesse per il tema della giovinezza. Come dovrebbe venire spontaneo a un regista che molti si ostinano a definire un enfant prodige. “Ma io mica mi sento tanto enfant. Ho semplicemente cominciato a lavorare presto”, dice.

 

Da quando realizzava documentari, videoclip e corti, Rovere gira come respira. Romano, barba corta, stile informale, insegue storie dalla struttura chiara, rivolte al pubblico: “Credo di fare prodotti di qualità, tecnicamente ben costruiti ma che al contempo siano assolutamente comprensibili. In Italia non succede mai, in altri paesi c’è invece una cinematografia che soddisfa un po’ tutti: i film incassano ed essendo anche degli ottimi prodotti si ha la certezza di aver fatto un buon lavoro. Per un regista questo è importantissimo”.

 

Al tempo stesso, quella di Matteo Rovere è un’opera dalle immagini forti. Diceva Jean-Luc Godard che “Il cinema è idee confuse su immagini chiare”. “Sono d’accordo — dice il regista, classe ’82 — perché se si riesce a comunicare un’idea di fantasia (nel suo senso etimologico, cioè di potenza immaginativa) attraverso immagini chiare si arriva a un’idea di cinema mirabile. Anche se non so se riuscirò mai a raggiungerla”.

 

Scontrarsi con il divieto ai minorenni al primo lungometraggio non è una cosa da tutti. “Un gioco da ragazze era un film complesso, che raccontava in maniera cruda una vicenda di adolescenti spietate cresciute in una società amorale. Il divieto l’ho preso proprio perché raccontavo la verità, e questo nello spettacolo non lo vuole nessuno. E poi perché non c’era nessun riscatto per le protagoniste”. Forse non è fondamentale capire se fosse una censura di stampo cattolico, oppure se derivasse dal rifiuto verso un film che si interrogava sull’incapacità di una società di darsi delle regole. “Da parte mia non c’era nessuna volontà di sconvolgere. Viviamo in uno stato di cose che culturalmente, politicamente ed eticamente è uno shock continuo e trovo molto più ‘scioccante’ il quadro politico attuale di qualunque film”.

 

Gli sfiorati è il secondo film. Con tutto ciò che comporta la “Prova del Secondo Film”: la nota questione per cui se deludi il pubblico, oppure se smetti di sorprenderlo, te lo sei giocato per sempre. Nel caso di Rovere, l’attesa riguarda la conferma o la smentita delle sue qualità di regista, oltre alla fama guadagnata sul campo di critico spietato dei vizi e delle virtù della sua generazione. Cos’hanno in comune i due film? “La sessualità è forse il tema che può collegare Un gioco da ragazze con Gli sfiorati. Nel primo usata come strumento di potere, qui come esplorazione della vita e momento di crescita. E poi sono entrambi tratti da romanzi”.

 

Ma Gli sfiorati, esattamente come Un gioco da ragazze, è un film generazionale. Di due generazioni diverse, però. Come se le ragazze del primo fossero cresciute senza che nulla cambiasse intorno a loro. Come se gli “sfiorati” del libro di Veronesi, ambientato negli anni Ottanta, si fossero spostati ai giorni nostri, tra i giovanissimi sbandati degli anni Duemila, senza capire cos’è successo nel frattempo.

 

Gli sfiorati, come spiega bene uno dei personaggi già dal trailer, “Sono quelli che sembrano sempre lontani e distratti. Quando sei davanti a qualcuno e ti domandi ‘Ma mi starà ascoltando?’, ‘Ma mi ama?’, ‘Ma ha capito?’, ecco, quando non hai una risposta a tutte queste domande, probabilmente sei davanti a uno sfiorato”. Una realtà nostra e attuale. Di quelle che di solito danno molto da fare ai censori.

 

 

Foto: Gli Sfiorati, una scena del film

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