Scuole che funzionano a distanza

Scuole che funzionano a distanza

YouTube e podcast. Ora anche molte università pubbliche aprono all’e-learning. È il futuro dell’istruzione?

28 dicembre 2011

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Durante le feste ITALICnews vi ripropone alcuni articoli usciti sugli ultimi numeri del nostro mensile

 

La Open University è l’ateneo inglese che vanta il maggior numero di iscritti: oltre 250mila. La sede si trova a Milton Keynes dove però non si vede in giro nemmeno uno studente. E non sono tutti chiusi in casa a studiare.

 

La OU è la principale università pubblica dedicata all’apprendimento a distanza. È nata nel 1969 in collaborazione con la Bbc, che trasmetteva le lezioni via radio e tv, e a differenza delle altre università anglosassoni non ha graduatorie o test di ingresso. Ancora oggi chiunque può iscriversi, seguire comodamente le lezioni via YouTube o iTunes e sostenere gli esami “in remoto”. I podcast della Open University hanno totalizzato finora 34 milioni di download. “I nostri sono studenti dalle esigenze particolari”, spiega Patrick Kelly, vicedirettore per le politiche dell’apprendimento della OU. “Quasi tutti hanno un lavoro a tempo pieno. Un quarto di loro è residente all’estero, spesso in nazioni in via di sviluppo. Altri dodicimila sono affetti da gravi malattie o disabilità. Aiutarli a studiare è la nostra missione primaria”. Forse anche per questo l’ateneo è da anni in testa alle classifiche di gradimento stilate dagli studenti.

 

Nel mondo, sempre più persone scelgono l’apprendimento a distanza. C’è chi non riesce a frequentare l’università da fuori sede, chi vorrebbe diplomarsi in una scuola internazionale ma non può emigrare, chi lavora e non ha tempo di recarsi in classe. E ci sono anche i detenuti.

 

In Italia gli iscritti a corsi a distanza sono solo l’1% del totale, in maggioranza studenti lavoratori. Gli atenei specializzati sono però addirittura il 10% delle nostre università. Il panorama è variegato: si va dalla Scuola IaD, emanazione dell’Università di Tor Vergata, ad atenei telematici come eCampus, nato da una costola del Cepu. Esistono istituzioni serie, ma anche i classici diplomifici.
In Italia la tradizione della formazione a distanza comincia con Scuola Radio Elettra, nata nel 1951 e tuttora in attività. Per decenni ha formato per corrispondenza migliaia di tecnici radio e tv, poi l’offerta formativa si è ampliata includendo discipline come energie rinnovabili e domotica, ovvero la robotica applicata alla gestione della casa e alle faccende domestiche. Oggi i 1600 iscritti seguono le lezioni su una piattaforma online e sostengono l’esame finale nella sede di Cittàdi Castello in Umbria. “La nostra piattaforma registra progressi e insuccessi degli studenti”, spiega il responsabile del servizio Paolo Rampacci. “Dopo avere analizzato i dati, ogni mese i tutor contattano ciascun allievo per sapere a che punto è e di cosa ha bisogno.
Ma soprattutto per motivarlo se si è bloccato. Da noi il tasso di abbandono è molto basso”.

 

Non tutte le scuole adottano lo stesso metodo. Anzi, non tutte ne adottano uno, perché la normativa in materia è carente e non c’è coordinamento. “A differenza di quanto succede all’estero, le scuole che fanno formazione ‘in remoto’ non concordano nessuna linea guida”, commenta Rampacci. In effetti in Italia solo due istituzioni aderiscono all’International Council for Open and Distant Education, l’organizzazione che raccoglie chi si occupa di formazione a distanza. Sono Uninettuno, storico ateneo che trasmette le lezioni su un canale satellitare rai, e la già menzionata Scuola IaD .
Eppure alcune università italiane continuano a sperimentare, anche con buoni risultati. È il caso del Politecnico di Milano, e della sua facoltà online di Ingegneria informatica, la prima a debuttare in Rete dieci anni fa. “Rispetto ai cosiddetti ‘atenei telematici’, c’è più trasparenza e qualità”, ha spiegato il professor Alberto Colorni, delegato del rettore per la formazione online, intervistato da un gruppo di studenti per il canale YouTube del Politecnico.

 

“Le lezioni sono tenute da docenti di ruolo del Politecnico, gli allievi hanno diritto alle loro rappresentanze, i bilanci sono pubblici”. L’ateneo considera l’e-learning un vero laboratorio di sperimentazione. “Stiamo studiando nuove applicazioni — spiega Colorni — soprattutto sul versante della formazione permanente e dell’internazionalizzazione, per espanderci verso la Cina e il Sudamerica”.

 

 

Questo articolo di Marta Tripodi è uscito sul numero 5 di ITALIC.

 

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