Angeli d’impresa
11 gennaio 2012
Per investitori che finanziano idee d’impresa in vista di un guadagno il nome di business angel può sembrare un po’ altisonante. Ma in un’economia contratta, dove è difficile reperire fondi, il loro ruolo è di sicuro utile a imprenditori con proposte innovative.
Molti tra gli “angeli” aderiscono dal 1999 all’Italian Business Angel Network (IBAN), una rete di riferimento che conta 140 tra agenzie, manager e uomini d’affari interessati a entrare in start up con alto potenziale di sviluppo per farle crescere. E possibilmente monetizzare l’uscita.
Per loro il 2012 si annuncia come un anno di crescita moderata, indice di un settore — il “piccolo” capitale a rischio — che nonostante la crisi si afferma progressivamente anche nel nostro paese.
A testimoniare la tendenza sarà a breve l’indagine annuale di IBAN, un resoconto delle attività condotto per la prima volta insieme a Banca d’Italia, interessata all’influenza dell’ambito. In attesa dei dati, il segretario Tomaso Marzotto Caotorta è la persona adatta a capire opportunità e scenari per le nuove imprese in Italia.
“Sono convinto che l’angel investing non può che continuare a crescere — dice Marzotto Caotorta a ITALICnews— I numeri mostrano che siamo in linea l’Europa non anglosassone, con un monte di investimenti che supera i 30 milioni di euro”. Nel 2010 i fondi erogati dal gruppo hanno raggiunto 229 imprenditori, per operazioni dai 30mila ai massimo 500mila euro, e per il 2011 le stime sono simili. “Rispetto ai fondi d’investimento più grandi i business angel sono un po’ più al riparo dalla crisi. Miriamo a mantenere i risultati dell’anno scorso”.
Non ci sono sorprese anche per i settori su cui gli angeli hanno puntato. La parte maggiore, più di un terzo dei fondi, riguarda le ICT, con tecnologie e applicazioni pensate per la comunicazione, la telefonia mobile, l’entertainment.
“Poi ci sono il settore medico, in cui portare sul mercato apparecchiature e strumenti sviluppati dai laboratori in modo sperimentale, e i servizi per le imprese”, dice sempre Marzotto Caotorta, spiegando l’esperienza del gruppo italiano d’investimento. “La green economy stenta invece a decollare. Ci sono tante proposte, ma alla fine non sempre hanno un vero potenziale”.
Gli angeli non fanno infatti beneficenza. Manager e imprenditori cercano idee d’impresa in cui intravedono possibilità di un guadagno entro 2-3 anni. L’uscita dall’impresa, in cui l’investitori vendono le proprie quote, dà ragione all’investimento in un caso su tre. “Questo è forse un momento più difficile per fare una exit, alcuni finanziatori dovranno ritardare la vendita rispetto al previsto”. Non per questo sono minori le possibilità di successo per un imprenditore, almeno secondo Marzotto Caotorta. “Nel nostro ambito suscitare interesse e trovare un partner è ancora possibile”.
Una conferma per chi attende l’incontro giusto per dare vita alla propria impresa.
Edoardo Bergamin
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