Il design italiano va oltre la crisi

Il design italiano va oltre la crisi

Cina, Russia, Brasile: come i progettisti italiani vogliono raggiungere il mercato estero. Intervista a Luisa Bocchietto, presidente dell'Associzione per il disegno industriale (ADI)

12 gennaio 2012

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Quando si parla di design e creatività l’Italia può presentare un validissimo biglietto da visita, sostenuto dalla tradizione e dalla qualità attuale della produzione. Poi però sul mercato e all’estero si manifesta qualche mancanza a livello di sistema complessivo, che ci fa perdere terreno rispetto ad altri paesi.

 

L’obiettivo di Luisa Bocchietto, da quattro anni presidente dell’Associazione per il disegno industriale (ADI), è migliorare sempre più l’apporto del gruppo al sistema: “Il mondo del design italiano – spiega a ITALICnews – troppo spesso è diviso e frammentato e non c’è un piano istituzionale coeso come avviene in altri paesi ”. Problemi a cui in patria siamo ormai abituati ma che ci penalizzano appena ci rivolgiamo all’estero: “Quando si parla del mercato internazionale il primo nome che viene in mente è la Cina – continua Bocchietto – lì le cose crescono velocemente, e se Francia e Germania, ad esempio, sono presenti e meglio organizzati, la rappresentanza italiana è più fragile e l’iniziativa è lasciata ai singoli senza grande protezione”.

 

Da qualche anno collezionisti, compratori e creativi cinesi hanno attirato l’interesse del resto del mondo. Adesso il paese punta a diventare anche un grande produttore di design. Essere presenti, per aziende e istituzioni italiane, è fondamentale.

 

Lo sa bene la presidente di ADI: “Stiamo lavorando da qualche tempo con la Cina, a fianco delle istituzioni, con Fondazione Valore Italia e l’Agenzia per l’Innovazione, per realizzare dei progetti coordinati anche per il prossimo anno”, dice. Fra i recenti risultati la creazione del Centro italo-cinese per il design e l’innovazione con sede principale alla Tongji University di Shanghai.

 

Anche Russia e Brasile, tra gli altri paesi, sono mete sempre più importanti per i progettisti italiani. In particolare quest’ultimo, in esponenziale crescita economica, mostra un deciso interesse per il nostro design e rappresenta una bella occasione per studi e aziende italiane. “La Fondazione ADI porterà là una mostra con una selezione dei vincitori dell’ultimo Compasso d’oro, il premio triennale per le eccellenze del design”, annuncia Bocchietto.

 

Al di là dell’esportare il design italiano all’estero bisogna anche concentrarsi su quello che succede qui, le due cose sono strettamente legate (il lavoro annuale dell’Index procede con cadenza fissa per selezionare le novità più interessanti). “La crisi ha ristretto il cerchio – spiega Bocchietto – Le aziende e i progettisti italiani hanno dovuto concentrarsi su meno prodotti ma più pensati, tornare dalla superficie al contenuto concreto, e rilanciare la ricerca di nuove soluzioni, forme e materiali”.

 

La speranza di ADI è che la necessità di contrastare la crisi porti a una maggiore integrazione di obiettivi tra gli attori del design italiano e soprattutto con le istituzioni. Questo significa, per la responsabile dell’ADI, stimolare ad appoggiare le iniziative per valorizzare l’innovazione e verso l’estero, Cina in testa, e creare una rete solida che sia d’aiuto alle imprese che vogliono esportare i loro prodotti.

 

“Nel mondo il design italiano gode ancora di grande credito, di cui solo in parte siamo consapevoli”, conclude Luisa Bocchietto. Occorre lavorare intensamente per non sprecare questo immenso capitale.

 

 

Matteo Acmè

© Riproduzione riservata

 

Foto: la sede del Centro italo-cinese per il design a Shanghai

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