Bologna, pedonale a tempo

Bologna, pedonale a tempo

Progetti comunali e iniziative di vicinato: i cittadini ricreano l'identità del centro storico. Un articolo da ITALIC n. 8

13 gennaio 2012

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Quasi quaranta chilometri di portici, un’abbondante manciata di torri e un centro medievale di vie strette color rosso, arancione e ocra: Bologna è una città dove “si ha fretta lentamente”, secondo il sindaco Virginio Merola. Eletto lo scorso aprile, deve molto a una campagna che ha puntato anche sulla pedonalizzazione della città.

 

Del resto era il 1984 quando a un referendum locale pro-pedonalità vinse il sì con un’affluenza record. Poi per quasi trent’anni la città si è accontentata di zone a traffico limitato e dell’occhio vigile di telecamere dai nomi pittoreschi, come “Rita” e “Sirio”. Proprio quest’ultima, che regola l’ingresso nel centro storico, segna il nuovo corso: quest’anno resta accesa per tutte le festività natalizie. Lo shopping si fa a piedi, perché la nuova Bologna vuole essere sempre più a misura di pedone. Lo rivendica il sindaco e lo ribadisce l’assessore alla Mobilità, Andrea Colombo, classe 1984, che con toni da sceriffo buono ma inflessibile riempie la sua pagina Facebook di informazioni sulle iniziative pedonali.

 

La più celebre ha la forma di una T. Si chiamano T-days i fine settimana in cui le tre arterie principali del centro (via Rizzoli e via Ugo Bassi, una proseguimento dell’altra, e via Indipendenza che le divide in perpendicolare) sono completamente chiuse al traffico, incluso quello pubblico. Visto il successo del debutto a settembre, il Comune ha deciso di replicare l’esperimento in una data provocatoria: il 3 e 4 dicembre, weekend d’avvio del Motor Show, fiera importantissima per l’economia della città e dedicata a macchine e moto.

Intanto si amplia la lista delle vie pedonali. Alle storiche via D’Azeglio e via Oberdan si sono aggiunte via Orefici e via De Pepoli, tutte accomunate dal ritmo salottiero della passeggiata nel centro elegante; le più “popolari” via Mascarella, via Del Pratello e via Zamboni, che vivono di studenti e osterie, hanno ottenuto una mini-pedonalizzazione natalizia.

 

Ma le iniziative più interessanti vengono dal “micro”. All’ombra dell’università c’è via Centotrecento, nome imponente per una viuzza appartata, tutta portici e poco glamour. Qui poco più di un anno fa è sorto il primo LSP (Luogo di Sosta Pedonale). Un esperimento nato dalla tesi di laurea di un giovane architetto, Stefano Reyes, che con il suo Comitato Centotrecento cerca di creare una rete di piccole piazze di vicinato, ricavate da spazi minimi e progettate con la partecipazione dei cittadini. Continua a leggere…

 

Questo articolo di Marina Nasi fa parte del numero di dicembre-gennaio di ITALIC, in edicola fino a fine mese.

 

© Riproduzione riservata

 

In alto, via Rizzoli durante i T-Days di metà settembre. Foto: Luca Cioci

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