Dove si incontrano i designer

Dove si incontrano i designer

Questa mattina la presentazione a Milano di Inner Design, portale dedicato a progettisti, produttori e appassionati con l'obbiettivo di coinvolgere tutta la comunità creativa

31 gennaio 2012

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“Dove posso trovare mobili danesi degli anni ’50-’60?”

Chi sa dove cercare vecchi guardaroba da Copenaghen può rispondere a una delle prime richieste lanciate su Inner Design, il portale per progettisti, produttori o appassionati della materia attivo da inizio dicembre. O, come spiega l’homepage, il nuovo “Design Network for Interior Design Lovers”.

 

Nonostante la residenza italiana — torinese, per l’esattezza — la neonata comunità parla infatti inglese. Una scelta voluta “per abbattere le distanze”, come spiega l’ideatrice Lucia Rota, e rivolgersi a quanti più professionisti e realtà del settore, su scala globale. Non è un caso che molte delle segnalazioni riguardino già Francia, Gran Bretagna, Germania. “La creatività non ha confini — dice Rota — ci piacerebbe mettere in contatto punti di vista diversi sulla disciplina. Prevediamo cinque profili: creativi, imprese, negozianti, giornalisti e semplici appassionati”.

 

Inner Design non è infatti uno spazio per annunci. La comunità si presenta a tutti gli effetti come un ambiente aperto allo scambio. Una volta registrati, gli utenti possono tenere un loro blog dove segnalare creazioni di design, nuove tendenze sul progetto d’interni, mostre. Sono presenti un calendario di eventi e uno spazio per la discussione, che si uniscono ai contenuti curati da una redazione.

Il sito è aperto a tutti ma esisterà un “filtro editoriale per mantenere alta la qualità”, come spiega la curatrice.

 

Lucia Rota non nasce designer, ma scopre la passione nel tempo e fonda un piccolo marchio. Il progetto l’ha sviluppato in ambiente universitario, durante un master alla Bocconi: “Rispetto alle altre community noi siamo un ibrido, perché abbiamo insieme spazi per i marchi e una sezione con contenuti nostri. È difficile fare previsioni”. Solo considerando gli studenti delle scuole di design sono però decine di migliaia i potenziali interessati a informarsi e mettersi in mostra. A oggi gli iscritti sono oltre seicento.

 

Al centro della start up saranno le opportunità per i progettisti, visibilità su tutte. Sulla piattaforma — a metà tra un archivio e un LinkedIn specialistici — i designer gestiscono un portfolio personale, con la possibilità di farsi promozione: non solo presentando prodotti (elementi d’arredo, serie limitate, accessori), ma anche segnalando propri eventi e invitando gli altri utenti del luogo.

 

Tra loro la redazione sceglierà poi chi intervistare per una sezione apposita del sito. “Per noi il design è people, ci interessa legare la creatività con le storie dei creativi”, spiega Lucia Rota. “Non ci interessano i grandi nomi affermati o la nicchia di eletti. Daremo visibilità a chi se la guadagna sul campo: designer promettenti, giovani ma con esperienze, che non trovano spazio altrove”.

 

Per loro l’intento è chiaro. Anche imprese e negozianti sono infatti parte integrante della comunità. Avranno una vetrina per i loro prodotti, ma soprattutto potranno entrare in contatto con creativi e appassionati. Proprio sulle prospettive commerciali si gioca il futuro di Inner Design, che prevede di diventare in futuro un vero servizio piattaforma per far incontrare domanda e offerta.

Per chi cerca un lavoro, un progettista, o dei mobili danesi.

 

Edoardo Bergamin

 

 

Articolo pubblicato per la prima volta il 7/12/11
Ultimo aggiornamento 31/1/12

 

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