I giovani, l’Europa e un nuovo impegno civile

I giovani, l’Europa e un nuovo impegno civile

Grazie a piattaforme condivise come EdgeRyders le nuove generazioni portano sul tavolo delle istiuzioni comunitarie le loro idee per il futuro

2 febbraio 2012

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Discutere del proprio futuro. Vivere esperienze importanti oggi, per prepararsi nel modo migliore al domani.

Essere giovani, in fondo, significa questo. E grazie agli strumenti offerti da Internet e alla spinta dell’Europa unita, i giovani di oggi possono discutere da una nazione all’altra parlando lingue comuni e condividere esperienze anche molto simili fra loro. Oppure diverse, ma replicabili in altri contesti.

 

EdgeRyders è uno dei luoghi dove portare avanti questo scambio. La piattaforma, organizzata dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea, vuole coinvolgere i giovani più creativi, gli innovatori. Chi ha sperimentato soluzioni originali a problemi comuni, e contribuito a creare un futuro per le nuove generazioni di cui sono parte. Già cinquecento utenti registrati hanno preso parte alla discussione online, i cui risultati saranno poi sottoposti agli enti comunitari.

 

A metà marzo (il 15 e 16 del mese) si terrà un meeting a Strasburgo, fra i responsabili di EdgeRyders e le istituzioni europee, per fare il punto sui progetti avviati e mettere nero su bianco gli obiettivi raggiunti. La novità è che anche i membri della comunità online sono invitati a portare la propria esperienza: sarà la comunità stessa a scegliere i due o tre rappresentanti che siederanno al tavolo della due giorni.

Alberto Cottica, economista esperto di politiche pubbliche e collaborative, è fra i responsabili della piattaforma e spiega a ITALICnews i punti forti del prossimo meeting.

 

Quale sarà l’obiettivo dell’appuntamento di Strasburgo?
Gli obiettivi sono tre: ricostruire una visione di insieme dalle centinaia di interazioni avvenute sulla piattafoma di EdgeRyders; coinvolgere la comunità dei ricercatori sulle politiche giovanili, in modo da acquisire uno “sfondo di conoscenza” su cui situare le storie di EdgeRyders; e sperimentare un nuovo canale di interazione cittadini-istituzioni.
Il canale procede così: si prende una comunità online ben strutturata che discute su un problema di politiche pubbliche, se ne traggono le persone più rispettate dalla comunità stessa e le si mette a lavorare insieme agli esperti di professione.
La scommessa è apportare con loro diversità alla discussione, dando al tempo stesso contributi all’altezza per qualità di quelli ricercatori professionisti. A Strasburgo vedremo se è vero!

 

Che tipo di “storie” cercate?
Cerchiamo storie vissute, di persone che provano (e qualche volta riescono) a compiere la transizione dall’età giovanile alla piena indipendenza. Le più interessanti sono le esperienze che possono tradursi facilmente in politiche pubbliche. Per esempio, alcune persone su EdgeRyders sperimentano il co-housing: abitare fuori dal nucleo familiare, in condomini socializzati dove condividere con i vicini spazi e attività, con limiti meno netti tra il dentro-casa e il fuori-casa. Una situazione del genere incoraggia la mobilità giovanile, una delle bandiere della Commissione Europea contro la disoccupazione dei giovani: grazie a queste testimonianze la Commissione può accogliere il consiglio della comunità di EdgeRyders e promuovere il co-housing con politiche specifiche.

 

Anche la selezione avverrà in modo partecipato.

Sarà la comunità stessa a selezionare le storie più istruttive e le persone più autorevoli, non con il voto ma attraverso una conversazione di alta qualità sulla nostra piattaforma. Le storie di EdgeRyders tendono ad attrarre molti commenti, e di alto livello: leggendoli si capisce subito dove si trovano i contenuti migliori, quelli che “contengono il futuro”.

 

Che tipo di apporto può dare EdgeRyders alle politiche pubbliche europee?
Alla divisione Social Cohesion Research & Early Warning del Consiglio d’Europa non pensiamo ai giovani – stigmatizzati come “bamboccioni”, “NEETs”, “parasites celibataires” nei diversi paesi – come una categoria sociale problematica.

Le statistiche nascondono tantissima creatività, idealismo, attitudine alla condivisione. Alle politiche pubbliche europee proponiamo un ripensamento anche radicale delle politiche per i giovani, mosso anche insieme alla parte più attiva e generosa dei giovani stessi. L’approccio “etnografico in Rete” di EdgeRyders è ottimo per dare spessore umano al dato statistico.

 

Come si può evitare il rischio che un modo di procedere altamente partecipato diventi anche dispersivo?
Il problema esiste, ma nella mia esperienza si gestisce molto bene progettando  l’interazione in modo accorto. Edgeryders lavora su tre principi: il primo è l’autoselezione, per cui ciascuno decide su quali temi partecipare; il secondo è la validazione reciproca, per cui ciò che dico acquisisce credibilità in base ai commenti; il terzo è che l’esperienza e l’argomentazione razionale hanno più valore delle posizioni “di pancia” e non basate su esperienze vissute. Il rispetto reciproco deve poi essere assoluto.

In questo progetto siamo anche facilitati dal fatto che non dobbiamo prendere decisioni, ma solo esplorare un problema per mettere i risultati di questa esplorazione sul tavolo della Commissione Europea. Siamo un think tank, anche se molto grande.

 

Gestire la transizione verso il futuro: cosa manca in questo senso alle istituzioni europee?
Io mi considero un patriota europeo, e non credo che alle istituzioni europee manchi alcunché. Tutte le istituzioni di qualunque luogo lottano con una transizione verso un futuro che non capiamo in fondo. È umano.

 

Come si comporta l’Italia rispetto a una discussione pubblica aperta e trasparente?
La società civile italiana è tonica e attrezzata tecnicamente, almeno nelle sue espressioni di punta (penso a Wikitalia o a Spaghetti Open Data). Per quel che vedo, anche il nuovo governo si sta muovendo molto bene, così come alcune regioni e città. Oggi se un’italiana o un italiano vogliono impegnarsi su questi temi non è difficile trovare sponde.
Io personalmente mi ci diverto molto, è una forma di impegno civile che attraversa un momento felice in Italia.

 

 

Matteo Acmè

 

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