SUL MENSILE

Istituzioni in tempo di crisi.

Istituzioni in tempo di crisi.

Quali sono e che ruolo giocano nell'economia europea oggi

di Elena Comelli

ITALIC N. 9

Febbraio 2012

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Questo articolo fa parte del numero 9 di ITALIC, in edicola dal 4 febbraio.

 

 

Unione Europea

 

La crisi del debito europeo è cominciata alla fine del 2009. Non è ancora finita, ma ci ha già insegnato qualcosa. Prima di tutto, ha messo in evidenza i limiti di un sistema monetario non supportato da una politica fiscale unitaria. La crisi della zona euro, quindi, è in buona sostanza una crisi politica dell’Unione: la capacità d’intervento della Banca Centrale Europea (BCE) non è sufficiente a dare fiducia ai mercati in una moneta che non ha le spalle coperte da un ministero del Tesoro comune.

Lo scollamento fra diciassette diverse politiche di bilancio e un’unica banca centrale passa inosservato in tempi di vacche grasse. Non nel pieno di una crisi finanziaria come quella del biennio 2007/08, seguita nel 2009 da una drastica contrazione dell’attività economica globale, con vertiginosi crolli del pil in tutto il mondo, in particolare nelle economie occidentali. In questo contesto, i più deboli rischiano di rimetterci le penne. Prima hanno sfiorato l’insolvenza Portogallo, Irlanda e Grecia. Ora il contagio minaccia l’Italia e la Spagna. Come salvarsi?

 

 

Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF)

 

La risposta più immediata sarebbe il ricorso alla BCE come prestatore di ultima istanza. Ma non è così semplice. Il modello europeo è molto diverso da quello statunitense, dove la Federal Reserve (Fed) usa gli acquisti di titoli di stato sul mercato per creare nuova moneta. Per superare i limiti politici della bce, la prima fase della crisi è stata gestita istituendo il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (EFSF), il cosiddetto Fondo salva-stati, che può emettere titoli di debito sul mercato, garantiti dalla Germania, per raccogliere i fondi necessari a finanziare i paesi in difficoltà, con una dotazione iniziale di 255 miliardi, portata poi a 440 miliardi (di cui la metà tedeschi).

Il problema dell’EFSF è che funziona per la Grecia, ma sarebbe esiguo in caso di insolvenza dell’Italia o della Spagna. Per questo i mercati continuano a penalizzare i nostri titoli di stato, anche dopo l’accordo raggiunto in dicembre per espandere ulteriormente la capacità del Fondo a 500 miliardi. Di conseguenza, i paesi europei hanno concordato la sua sostituzione con un meccanismo permanente più completo, l’European Stability Mechanism, che potrà acquistare titoli di stati dell’eurozona e sarà accompagnato da una stringente disciplina fiscale per ispirare maggiore fiducia nei mercati. Quest’organo, da cui il Regno Unito si è tenuto fuori, dovrebbe essere approvato dai parlamenti nazionali entro marzo.

 

 

Banca Centrale Europea (BCE)

 

Nel frattempo la palla ritorna nelle mani della BCE, che finora aveva seguito una politica monetaria molto rigorosa e poco espansiva. L’istituto di Francoforte, nato nel 1998 per sostenere l’entrata in vigore dell’euro in dodici paesi, ha messo il sistema economico europeo nelle condizioni di competere a livello globale con la Cina o gli Stati Uniti. Ma lo ha reso anche più fragile, ora che gli stati membri non possono più utilizzare la politica monetaria per compensare gli squilibri nazionali tra spesa pubblica, deficit e bilancia commerciale.

Oggi la BCE ha allargato il suo dominio a 17 dei 27 paesi dell’Unione. Ma rimane un’anatra zoppa: il suo compito è innanzitutto contenere l’inflazione, a differenza della Fed che deve anche promuovere la crescita dell’economia statunitense. Con l’arrivo di Mario Draghi, però, c’è stata una svolta. Prima di Natale, grazie alla maxi-asta da quasi 500 miliardi di prestiti all’1% (di cui un quarto è finito al sistema creditizio italiano), le esauste banche europee si sono riempite le tasche di liquidità. Resta da vedere come la utilizzeranno: per finanziare lo Stato con l’acquisto di titoli o l’economia reale?

 

 

Fondo Monetario Internazionale (FMI)

 

Per soccorrere gli stati europei in difficoltà l’European Stability Mechanism — che dovrebbe entrare in vigore a metà dell’anno — sarà affiancato da una dotazione extra di 200 miliardi del Fondo Monetario Internazionale. Anche i 110 miliardi utilizzati nel 2010 per il salvataggio della Grecia non facevano parte del Fondo Europeo di Stabilità, ma provenivano dall’FMI. L’FMI è un’organizzazione composta dai governi di 187 paesi — ma finanziata principalmente dagli Stati Uniti.

È nato insieme alla Banca Mondiale con gli accordi di Bretton Woods del 1944, per promuovere il commercio internazionale e assicurare la stabilità finanziaria dopo la Seconda Guerra Mondiale, evitando disastri come quello del 1929. Mentre la Banca Mondiale si occupa soprattutto di finanziare progetti di crescita nei paesi in via di sviluppo, negli anni l’FMI è accorso in aiuto degli stati con gravi problemi di insolvenza. Prima della crisi, i maggiori prestiti del Fondo sono andati al Brasile nel 1998 (41 miliardi di dollari), alla Turchia nel 2000 (11 miliardi), e nel 2011 all’Argentina (22 miliardi).

 

© Riproduzione riservata

Foto: Jock Fistick (Bloomberg/Getty)

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