Dalla Bovisa a Samarcanda: immaginare il futuro della città

Dalla Bovisa a Samarcanda: immaginare il futuro della città

La tradizione italiana e lo sviluppo di Paesi in crescita: la rigenerazione urbana in un convegno alla Fondazione Politecnico di Milano

19 marzo 2012

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Cosa può insegnare Milano a Samarcanda, in Uzbekistan? E Genova alla kosovara Pritzen? In fatto di recupero e riqualificazione cittadina, i casi italiani possono essere d’esempio per Paesi in crescita che si interrogano sul loro futuro urbano.

 

Se ne parlerà domani al convegno “Historic City Conservation and Urban Regeneration: Comparing Experiences” (martedì 20, Via Pascoli 53, Milano – ore 9.30) organizzato dalla Banca Mondiale e dalla Fondazione Politecnico di Milano.

 

“Presenteremo al pubblico e a undici delegati di Paesi dell’Asia e dell’Europa Centrale — spiega il project manager Mauro Brivio — i casi italiani più interessanti di conservazione e riqualificazione urbana, le buone pratiche ma anche gli errori e le difficoltà incontrate”.

 

Le città coinvolte vengono da Kosovo, Uzbekistan, Russia, Turchia, Albania, Macedonia. Pur partendo da storie e situazioni molto diverse si trovano di fronte un problema comune: coniugare la conservazione del patrimonio storico, artistico e culturale con uno sviluppo — anche edilizio — sostenibile e innovativo. Un tema che le grandi città italiane hanno affrontato, con modi e risultati differenti, già da alcuni anni.

 

Per questo, nel corso della settimana gli undici delegati andranno in visita in alcuni centri del nord Italia: osserveranno pregi e difetti della Bovisa, il quartiere milanese rinato con l’Università. Andranno a Brera, sempre a Milano. Osserveranno il cementificio di Alzano Lombardo diventato in parte un museo e in parte nuove residenze, il centro storico di Bergamo risparmiato dalla più recente espansione edilizia e il progetto di Renzo Piano per il Porto Antico di Genova.

 

L’incontro di domani fa parte di un progetto più ampio: l’obbiettivo è mettere a punto uno strumento teorico applicabile in città anche molto diverse fra loro, che aiuti a individuare e portare avanti gli interventi urbani più positivi in termini economici e di riqualificazione. Perché se ogni Paese e ogni città hanno storie, culture ed eredità particolari, è vero che ci sono strumenti e conoscenze che possono aiutare urbanisti e capi progetto di ogni dove.
“E l’Italia ha una lunga tradizione nella cura e nella conservazione del patrimonio cittadino. Occasioni come questa sono il momento per metterla a frutto”, spiega ancora Brivio.

 

Per capire e gestire l’evoluzione della città nei prossimi decenni si deve obbligatoriamente passare per un confronto internazionale: “Vogliamo mostrare — dice il project manager — a quei Paesi che stanno vivendo un forte sviluppo urbano, le tante possibilità che hanno di fronte, e anche che ogni progetto ha precise potenzialità e costi di realizzazione”.

 

La Banca Mondiale, poi, potrebbe finanziare i progetti urbani più interessanti messi a punto in questi Paesi. Traguardi del genere, nel mondo globale, non possono essere raggiunti se non attraverso la ricerca di percorsi comuni e nel dialogo internazionale sulla città e la vita urbana.

 

 

Matteo Acmè

 

 

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