Per innovare serve una ditta delle pulizie

Per innovare serve una ditta delle pulizie

A Varese c'è inNoVa, per discutere di start up e rilancio. Il direttore del parco tecnologico VEGA spiega cosa aiuta una nuova impresa — e l'Italia — a crescere

30 marzo 2012

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Quando parla di innovazione e del parco tecnologico che dirige a pochi chilometri da Venezia, Michele Vianello sembra orgoglioso. “Mi copino pure, sarei contento”, conclude riferendosi al modello che propone al VEGA, il centro di ricerca VEnice GAteway for Science and Technology.

 

Questo fine settimana l’imprenditore, ex vicesindaco della città lagunare, parteciperà a inNoVa, due serate a Tradate (Varese) per discutere di sviluppo digitale, Rete, città, green economy e dunque — come da sottotitolo dell’evento — dell’Italia nel futuro.

Negli incontri voluti dai Giovani Democratici della provincia lombarda si alterneranno gli interventi di esperti e di otto start up. Sono casi pratici di innovazione, legati soprattutto al social web, per presentare una nuova generazione imprenditoriale che cerca sostegno, spazi di incontro, fondi.

Michele Vianello parlerà proprio delle condizioni per aprire un’attività, promuovendo l’esperienza di incubazione al suo VEGA, nato dalla conversione dell’area industriale di Porto Marghera negli anni Novanta.

 

Prima del mercato, una nuova attività si deve scontrare con gli elementi più pratici del fare impresa. “Per far crescere un’idea bisogna trovare luoghi come quello che dirigo io, con servizi qualificati come banda larga e cloud computing, ma anche basilari come le pulizie e il commercialista”, spiega Vianello.

Poi, c’è l’importanza della rete. “Non è detto che se partite in due, rimarrete in due”, dice Vianello rivolgendosi a due ipotetici incubati. “Con VEGA vogliamo dimostrare che non è vero che se manca il venture capital non si può fare impresa”.

 

Il parco tecnologico ospita al momento circa 170 tra imprese e laboratori, a un ponte di distanza da Venezia Santa Lucia. Le attività selezionate riguardano in particolare i social network, il gaming e i servizi di geolocalizzazione, le piattaforme cloud. Altro campo privilegiato è l’edilizia verde dei green building.

All’interno, i vari servizi prevedono una quota. Un’impresa può decidere di non pagarli, in cambio della cessione di parte del ricavato futuro. “Se alla fine dei tre anni diventi Steve Jobs, ci siamo ripagati. Se invece non hai avuto successo, non c’è problema: è stato un nostro rischio d’impresa — spiega il direttore — in pratica anche noi facciamo venture capital, ma con i servizi”.

L’altro strumento di finanziamento sono i bandi comunitari.

 

L’intenzione di inNoVa è guardare oltre la crisi economica, proponendo lo sviluppo tecnologico come strumento di ripresa. Le otto start up sono solo esempi, come VEGA è solo uno dei centri del genere. Sempre nel Nordest, c’è ad esempio l’incubatore H Farm. Ma la rete di poli, parchi scientifici e acceleratori d’impresa si è diffusa su tutto il territorio.

“L’importante sarebbe metterli in rete, incentivare la collaborazione — spiega ancora Vianello, che parlerà nella sera di domenica 1 aprile — Con risorse condivise, un ragazzo di Milano può tranquillamente lavorare con uno di Venezia”.

Anche dalle cose pratiche, dai rapporti tra persone, nasce in realtà l’innovazione.

 

 

Edoardo Bergamin

© Riproduzione riservata

 

Foto: un ricercatore al parco scientifico VEGA.

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